Era il secolo scorso quando la Giunta guidata dall’On. Nino Mannino approvava il Piano di Massima del Piano Regolatore Generale, scaduto nel 1993 (il PRG era stato approvato dalla Regione nel 1983 con validità decennale per i vincoli di Piano).
Giovì Monteleone era l’assessore all’Urbanistica ed era il 1997. Da allora sono trascorsi solo 27 anni, approvate centinaia di lottizzazioni e Carini è passata da 18.000 abitanti ad oltre 40.000, rimanendo con le stesse scuole di allora (fatta eccezione per le 5 aule del Bivio Foresta), la stessa viabilità, gli stessi servizi.
Questo grazie alla scellerata scelta di allora, di dare seguito, a PRG scaduto, all’attuazione del Piano Particolareggiato delle “zone circostritte in rosso” o “piano di recupero della fascia costiera“, che ha consentito l’edificazione di migliaia di nuove ville e villini a valle, in alcuni casi con viabilità dove passa a malapena una macchina.
Il paese del “niente più”
In realtà qualcosa è cambiato, in peggio, ma è cambiato: niente più ospedale, niente più tribunale nè Giudice di Pace, niente più esattoria, niente più uffici Enel, niente più Compagnia dei Carabinieri, niente più Corpo Forestale della Regione e tra qualche settimana niente più Guardia di Finanza.
Ed oggi, dopo soli 9 anni di amministrazione Monteleone, il Consiglio Comunale (riguarda qui la seduta) di Carini ha adottato la “variante generale” al PRG, in pratica l’aggiornamento al Piano Regolatore scaduto 32 anni fa, seguendo quello schema di massima di 27 anni fa.
Gli “adottanti”
Ma chi ha approvato l’adozione della variante?
Non tutti i Consiglieri oggi erano presenti al momento del voto e non solo. Per dirla nel linguaggio adorato ed utilizzato in questi anni da Monteleone e da alcuni suoi colleghi di partito, c’è stato bisogno di alcuni di quelli del “partito asfaltatutto“, che da qualche mese hanno lasciato le fila dell’opposizione e si sono “accomodati” tra i banchi della maggioranza che intanto aveva perduto qualche pezzo.
13 su 24
Su 24 Consiglieri che compongono l’assise civica, in rappresentanza di tutti i cittadini di Carini, alla fine hanno votato solo in 13, ovvero la metà+1, il numero minimo per far si che la seduta del Consiglio fosse valida.
In pratica l’atto più importante che può approvare il Consiglio Comunale, che determina lo sviluppo di una città ed il suo futuro, è stato approvato solo da una parte politica. Senza nessun confronto, senza alcun dibattito, per demerito di entrambe le parti.
Strano modo di concepire la democrazia. Ma questo rispecchia la volontà popolare e se Carini è ridotta come è ridotta, un motivo ci sarà.
Nei prossimi giorni l’atto deliberativo verrà pubblicato con tutte le tavole allegate ed i cittadini potranno, se lo vorranno, fare le proprie osservazioni.
Alla fine si è “deciso di non decidere”

L’iter per l’approvazione definitiva sarà lungo e tortuoso e per questo, come ha detto in aula il Prof. Trombino, esimio docente di Urbanistica dell’Università di Palermo, sulla destinazione di molte aree del territorio si è “deciso di non decidere“.
Ne parleremo nuovamente tra qualche giorno, con le carte nelle mani, per analizzare in dettaglio cosa ci hanno riservato per il futuro della nostra città.
