Si è svolta mercoledì 18 giugno scorso la terza udienza del processo per la morte del piccolo Gabriele Conigliaro nel “Parco Sofia” a Carini, che vede imputati di omicidio colposo il Sindaco Giovì Monteleone ed il Vice Sindaco Salvatore Badalamenti, dopo che il GUP Carmen Salustro il 10 ottobre 2024 ne aveva disposto il rinvio a giudizio e la costituzione di parte civile della famiglia Conigliaro (vedi nostro articolo).
Il processo entra nel vivo

Terza udienza dopo quelle tenutesi, con un nulla di fatto, l’8 gennaio ed il 26 febbraio scorsi. Di fatto, quella del 18 giugno, può considerarsi la prima udienza utile del processo vero e proprio e l’avv. Francesca Cellura, che rappresenta la famiglia del piccolo Gabriele, ha presentato istanza di “citazione del responsabile civile“, chiamando in causa per il risarcimento del danno oltre agli imputati anche il Comune di Carini.
L’istanza è stata accolta dal giudice dott.ssa Sala ed il processo rinviato alla data del 19 novrembre 2025.
Intanto giorno 8 luglio saranno trascorsi 4 anni dalla morte di Gabriele e, di fatto, il processo per individuare i responsabili ancora non è entrato nel vivo, mentre la prescrizione incombe.
Tornando all’udienza del 18 giugno e di quanto accaduto dal 10 ottobre 2024, quando il GUP ha disposto che Sindaco e Vice Sindaco venissero processati…
I Consiglieri di minoranza ne volevano parlare con i cittadini…
I Consiglieri Comunali di minoranza: Claudio Armetta, Salvatore Sgroi, Antonino Sgroi, Salvatore Migliore, Rosa Covello e Fabio Ferranti, alcuni giorni dopo il rinvio a giudizio hanno presentato la richiesta di convocazione di un Consiglio Comunale aperto, quindi con la possibilità di partecipazione attiva dei cittadini, per discutere della vicenda e sulla opportunità di costituzione di parte civile da parte del Comune, a cautela dell’Ente.
Perché “cautela dell’ente“? Semplice, agli atti non esiste alcun progetto per la realizzazione del Parco Sofia, non esiste una direzione dei lavori, un collaudo delle opere… Quindi nulla che veda l’Ente Comune di Carini direttamente responsabile nella realizzazione dell’opera.
Richiesta negata dalla presidenza del Consiglio Comunale con 3 motivazioni:
- Principio costituzionale di unicità della giurisdizione (il Consiglio Comunale potrebbe potenzialmente interferire con le prerogative della magistratura).
- Particolare delicatezza delle questioni trattate (compromissione della serenità del dibattimento…).
- Rispetto del diritto di riservatezza (una seduta aperta del Consiglio Comunale violerebbe i vincoli di riservatezza della vicenza giudiziaria).
Quindi niente seduta aperta per discutere del fatto, di per se molto grave visto che è morto un bambino all’interno di una struttura comunale della quale però pare non esista alcun progetto.
L’Amministrazione Comunale non si costituisce parte civile.
Fatto ancora più grave la mancata costituzione di parte civile da parte del Comune di Carini contro gli eventuali responsabili che venissero individuati nel corso del processo, a cautela della correttezza dell’Ente e dei suoi dipendenti, oltre che dei cittadini. La motivazione, scritta nero su bianco in una nota firmata dagli assessori recita più volte: “… un coinvolgimento diretto del Conune nel procedimento penale, quale parte civile, avrebbe esposto l’ente a tensioni e strumentalizzazioni di natura politica, oltre a proiettare un’immagine di conflitto interno altamente lesiva per il prestigio e la credibilità dell’istituzione“.
Tra le righe della nota c’è pure la promessa di una tutela a posteriori: “A tal fine, qualora il procedimento penale dovesse prolungarsi senza giungere a una definizione entro termini ragionevoli, sarà predisposta e notificata una diffida formale, volta a interrompere il decorso della prescrizione e a preservare integralmente la possibilità di agire per il risarcimento del danno“.
Ad ogni buon conto, qui è possibile leggere integralmente la nota della Presidenza del Consiglio Comunale e quella sottoscritta dagli assessori.
Il Comune di Carini chiamato in causa quale “Responsabile Civile”.
Quindi il Comune di Carini non si costituisce parte civile in occasione dell’udienza preliminare dal GUP, ed ora è chiamato ad un eventuale risarcimento quale “responsabile civile” in caso di condanna, un risarcimento che vista l’età del piccolo Gabriele ed il numero dei familiari riconosciuti parte civile, sarà milionario.
Le motivazioni addotte dall’avvocato Francesca Cellura nella richiesta di costituzione ed accolte dal giudice, sono quelle del Pubblico Ministero per i quali gli imputati sono stati rinviati a giudizio:
Inaugurazione del Parco Sofia

“*Nel consentire la messa in opera di un campo di calcetto all’interno del parco Santa Sofia nel territorio del comune di Carini, senza che fossero stati realizzati i necessari adempimenti progettuali e/o tecnico-amministrativi previsti dalla Legge, dai regolamenti e dalle buone prassi tecnico amministrative per la realizzazione di un campetto di calcio all’interno di un parco e in generale per quella tipologia di opere pubbliche (D.lgs 163/2006 e relativo regolamento di attuazione) e, quindi, in assenza di adempimenti funzionali, tra l’altro, a garantire tutte le valutazioni circa la idoneità e la sicurezza del progetto;
*Nel consentire all’installazione di due porte da calcio metalliche (donate al comune dalla locale società sportiva di calcio ASD Carini) senza assicurarsi che il montaggio delle stesse avvenisse a regola d’arte e soprattutto con un adeguato sistema di ancoraggio al suolo.
*Nell’omettere i necessari e doverosi interventi periodici di manutenzione e quindi anche in violazione delle norme tecniche UNI vigenti a far data dal 2005 per tale tipo di attrezzatura nonché delle stesse disposizioni della FIGC in materia,
nonché per quanto concerne il solo Sindaco:
*Nell’omettere di provvedere, anche con ordinanze contingibili urgenti (ex art. 54 TUEL) alla chiusura immediata del parco Santa Sofia che versava in generali condizioni di abbandono e degrado a lui note, con presenza di pericoli, tra cui proprio l’esistenza di porte del campetto di calcio non adeguatamente ancorate al suolo e non sottopose a manutenzione periodico, ed altresì con la presenza all’interno del campetto di un declivio qualsivoglia recinzione e/o elemento idoneo a prevenire cadute accidentali all’interno del burrone finitimo al campo, condizioni queste evidentemente tali da minacciare la sicurezza pubblica;
* cagionavano la morte del minore CONIGLIARO Gabriele il quale, dopo essersi sospeso alla traversa di una delle predette porte, finiva per essere schiacciato sotto il peso della medesima porta che si ribaltava determinando per l’impatto della traversa con il capo del minore un gravissimo trauma cranico con frattura esposta e conseguente emorragia celebrale, purtroppo, fatale per il minore.”
Sulla morte del piccolo Gabriele non saremo mai silenti, vi racconteremo e aggiorneremo sempre fin quando non sarà fatta giustizia per un ragazzino “che voleva solo giocare”.
