Palermo, 19 luglio 2025
Via D’Amelio, ore 16,58: in questo stesso istante di 33 anni fa un’autobomba uccide il giudice Paolo Borsellino e i cinque agenti della scorta, Emanuela Loi, Agostino Catalano, Walter Eddie Cosina, Vincenzo Li Muli, Claudio Traina in quella che ormai tutti sanno essere stata una “Strage di Stato”.
33 anni di silenzi, depistaggi, veleni e una sola certezza: in via D’Amelio oltre ad essere morto un giudice, un rappresentante delle Istituzioni democratiche e le donne e gli uomini della sua scorta, è morta anche la credibilità di un Paese e di una parte del suo Stato, quello più oscuro e senza scrupoli, in grado di uccidere e lasciare uccidere nell’interesse di pochi e a danno di molti.
Un minuto di silenzio, quello suonato in via D’Amelio in memoria delle sue vittime; 33 gli anni di omertà, quella che lo Stato ha praticato biecamente per coprirsi dalle colpe di una inconfessabile complicità dove è lo stesso stato ad avere ucciso lo Stato.
A cercare di spezzare le catene di questo omertoso silenzio, ieri in via D’Amelio erano presenti in tanti: cittadini, studenti, rappresentanti istituzionali dello Stato, l’altro Stato che alla mafia e alle sue connivenze politiche, come i recenti fatti di cronaca giudiziaria che in questi giorni hanno investito il Parlamento regionale siciliani dimostrano, dicono ogni giorno “no”.
E poi c’era lui, Salvatore Borsellino, fratello di Paolo, che dal palco di Via D’Amelio ha urlato “resistenza resistenza!”, tra gli applausi delle centinaia di partecipanti e il popolo delle Agende Rosse che come ogni anno lo ha sostenuto, incoraggiandolo al grido “Fuori la mafia dallo Stato!”.
“Si, Resistenza” – commentano Ramon La Torre e Barbara Evola, segretari di Rifondazione Comunista Palermo – la parola più potente del vocabolario politico italiano, per tre volte gridata a scattacuore da Salvatore Borsellino sul palco del trentatreesimo anniversario della Strage di via D’Amelio, sono il sunto di ciò a cui siamo chiamati oggi.
Poteri eversivi e malavita organizzata sono stati gli esecutori di una strategia criminale tutta orientata a tenere alla porte le forze sociali e progressiste che avrebbero messo in discussione lo stato di cose presenti. L’alternativa al sistema che garantisce equilibri economico finanziari in un dato disegno politico non è ammissibile.
Ce lo hanno detto più volte, da Portella della Ginestra fino a Genova 2001, quindi a noi non resta che agire e gridare ancora e sempre “Resistenza, Resistenza Resistenza”.
Michelangelo Marino
