Cinisi: la mondanità è altra cosa

La realtà che Cinisi vive ogni sera d’Estate probabilmente non è quella che tutti i cittadini vorrebbero. I più smaliziati vorrebbero sentirsi a casa con musica e spettacoli che però recano costi troppo elevati per poter essere gratuiti e certo non paragonabili con i grandi eventi popolari che attirano visitatori occasionali ma devono necessariamente avere dei contesti temporali precisi per essere apprezzati e relativi problemi organizzativi sempre troppo trascurati. Non si tratta di uno strascico polemico in riferimento a un cartellone estivo probabilmente soddisfacente se commisurato alla difficoltà di gestazione ma mai troppo sbilanciato verso attività che abbassino l’età media dei fruitori o quantomeno ne alzino le aspettative. Non al livello di garantire introiti regolarmente soddisfacenti a tutti i commercianti che insistono nel settore della ristorazione, per esempio. Però l’ipotesi potrebbe estendersi a altri settori, come quello dell’intrattenimento, pressoché ristretto a un ambito fisico ovvero dove si trova un gestore che promuove la sua attività commerciale senza che si riesca a creare una catena virtuosa che riguardi anche altre tipologie non necessariamente affini, a eccezione del Corso Umberto I in ossequio alla posizione strategica.

Si tratta di un’ambizione da parte della cittadinanza, quella di avere un livello di stimolo culturale o aggregativo in genere, davvero troppo elevata o di una legittima aspettativa se rapportata a taluni passi avanti della comunità cinisense? Non può e non deve essere un semplice ragionamento commerciale di promozione di qualcosa che esiste e possiede una partita I.V.A. Anzi tutt’altro. Dev’essere uno stimolo per chi da tanti anni spiega che non si può programmare nulla perché mancano i soldi necessari. Sarebbe proprio facile colpire le amministrazioni monocolore degli ultimi lustri ma non può essere tutto così facile. Serve tuttavia dare la possibilità di variare i cartelloni, le attività, di creare i luoghi di aggregazione che forzatamente non possono essere quelli istituzionalizzati dalla tradizione ma qualsiasi parte del territorio magari rischiando un pochino per permettere espressività. Senza avere pretese di mondanità troppo elevate che i cinisensi non sanno cosa farsene ma alimentare un minimo con regolarità la fiamma giovanile, dando interlocutori che non allarghino le braccia per mancanza di fondi qualora questi vengano chiesti nel periodo oscuro dei bilanci o troppo lontani da essi.

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