Tumore al collo dell’utero: gennaio è il mese della prevenzione

Gennaio è il mese dedicato, a livello internazionale, alla prevenzione del cancro al collo dell’utero (cervice uterina), che nella quasi totalità dei casi (99,7%) è causato da un’infezione cronica da Papilloma virus umano (HPV) trasmessa per via sessuale in entrambi i sessi.

Si stima che circa l’80% delle donne possa contrarre l’infezione nell’arco della vita, con un picco di incidenza intorno ai 25 anni di età.

Sebbene nella maggior parte dei casi le infezioni da HPV siano transitorie e spesso asintomatiche (tendono a regredire spontaneamente), tuttavia il perdurare dell’infezione da parte di alcuni specifici ceppi virali oncogeni (definiti “ad alto rischio”) può determinare lo sviluppo nei tessuti di lesioni pre-cancerose che possono evolvere in tumore della cervice uterina.

Dal momento che l’intervallo di tempo che intercorre tra infezione da HPV ed insorgenza del tumore è abbastanza lungo (può anche essere di 15-20 anni), grazie agli screening è possibile identificare precocemente e curare le lesioni pre-cancerose prima che queste possano degenerare.

Oltre all’infezione da HPV, tra i fattori di rischio minori associati all’insorgenza di tumore della cervice uterina troviamo anche il fumo di sigaretta, le abitudini sessuali, un’alimentazione non equilibrata, l’uso di contraccettivi a base di estrogeni e progesterone e l’infezione da HIV-1 (virus dell’immunodeficienza umana).

 I dati in Italia

Sulla base dei dati pubblicati ne “I numeri del cancro in Italia 2020” ad opera dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) e dell’Associazione Italiana Registri Tumori (AIRTUM), in Italia il tumore della cervice uterina rappresenta la quinta neoplasia più frequente diagnosticata nelle donne sotto i 50 anni di età, con 2.365 nuovi casi stimati nel 2020, che rappresentano l’1.3% di tutti i tumori femminili.

In Italia, la sopravvivenza a 5 anni dalla prima diagnosi di tumore è pari a circa il 68% (“I numeri del cancro in Italia 2021”).
La strategia messa in atto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) per eliminare questa neoplasia è quella di sensibilizzare tutte le donne ad aderire in massa alle campagne di prevenzione mediante la vaccinazione contro l’HPV e l’esecuzione di screening oncologici, quali Pap-test e HPV-test (esame per la ricerca del DNA del Papillomavirus), utili per una eventuale diagnosi precoce della malattia.

Infatti, numerose evidenze hanno mostrato che gli screening di popolazione possono incrementare considerevolmente la probabilità di sopravvivenza delle pazienti, perché consentono di diagnosticare la neoplasia ad uno stadio iniziale e di trattarla precocemente, migliorando, di conseguenza, la prognosi e determinando una notevole riduzione della mortalità.

La prevenzione

I programmi di screening per il tumore della cervice uterina sono rivolti alle donne di età compresa tra 25 e 64 anni.
Nello specifico, il Pap-test viene raccomandato alle ragazze dai 25 ai 30 anni con cadenza triennale, mentre l’HPV-test ogni 5 anni alle donne sopra i 30 anni.

Se il test HPV risulta positivo, la donna dovrà sottoporsi ad un Pap-test per valutare la presenza di cellule con caratteristiche pre-cancerose o tumorali. In tal caso, viene raccomandata una colposcopia, cioè un esame che permette una visione ingrandita della cervice uterina, consentendo di confermare la presenza di lesioni pre-tumorali/tumorali e di valutarne le dimensioni.

Le caratteristiche della lesione possono, poi, essere analizzate più approfonditamente mediante una biopsia, ovvero attraverso il prelievo di una piccola porzione di tessuto atipico.

Sintomi da non sottovalutare sono: perdite o sanguinamenti anomali non correlati al ciclo mestruale, dolori alla pelvi o alla schiena, repentine perdite di peso.

Il vaccino anti-HPV

Inoltre, è stato osservato che, grazie alla vaccinazione, i tassi di incidenza di questo tumore tendono costantemente a diminuire di circa il 2% ogni anno.

In Italia, il Consiglio Superiore di Sanità ha identificato l’età pre-adolescenziale quale target primario per effettuare la vaccinazione anti-HPV, che dal 2007 viene raccomandata ed offerta gratuitamente a tutte le ragazze (e anche ai ragazzi) nel corso del dodicesimo anno di età.

La vaccinazione è, inoltre, consigliata alle donne in età fertile (25 anni) ed ai soggetti che adottano particolari comportamenti a rischio. Una maggiore efficacia della vaccinazione è stata osservata in donne vaccinate prima dell’inizio dell’attività sessuale, cioè quando il rischio di contagio è nullo.

Purtroppo, ancora oggi, non tutte le donne usufruiscono di queste opportunità fornite dalla scienza e quindi, a livello mondiale, si contano ogni anno 600.000 diagnosi, metà delle quali poi sfociano in esiti infausti.

I Paesi del mondo più colpiti dalla mortalità sono quelli a basso reddito, poiché vaccini e programmi di screening sono meno diffusi.

Al fine di sensibilizzare la popolazione femminile sul valore della prevenzione, è stata promossa, per tutto il mese di gennaio, una campagna social da parte dell’associazione ACTO (Alleanza contro il tumore ovarico) che ha aderito alla proposta dell’International Gynecological Cancer Society.

Il cancro al collo dell’utero, quindi, si può prevenire ed è curabile, ma è necessario diagnosticarlo e trattarlo per tempo. Il tempismo è un’arma efficace che tutte le donne dovrebbero impugnare per combattere questa malattia.

Daniele Fanale

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