Giornata speciale per la mensa domenicale organizzata dai volontari presso la sede dell’Associazione “Amico Mio” a Carini, presso il bene confiscato alla mafia che gestisce da qualche anno: la visita dell’Arcivescovo di Monreale Mons. Michele Pennisi. Una visita informale, un pranzo insieme a chi oggi vive in momenti di sconforto e difficoltà economiche.
Ne abbiamo approfittato per fare qualche domanda a Don Angelo Inzerillo, fondatore e animatore dell’Associazione “Amico Mio”, ma anche a Mons. Michele Pennisi, da sempre in prima fila nel mondo del volontariato e nella lotta alla mafia.

Don Angelo Inzerillo: “L’appuntamento nasce parlando con alcuni giovani della nostra città di Carini e condividendo un percorso di solidarietà e di attenzione nei confronti di chi ha bisogno e di chi ha necessità. Ci siamo messi insieme, unitamente ad un gruppo di laici che oramai cresce sempre più e diventa un aiuto sempre più massiccio, ed abbiamo attivato questa mensa domenicale che, come dicevo all’Arcivescovo, è la punta di un iceberg, perché la mensa è solo il primo momento. E’ previsto per la sera un momento di pizza per gli anziani, una mensa quotidiana per i bambini, certamente è un impegno che ci vede determinati a scendere in strada e a dare un aiuto che sia veramente concreto e reale a chi ha necessità e bisogno. Ma anche questo è solo un primo momento, perché unitamente a Mons. Arcivescovo, che ringrazio per la sua disponibilità e per la sua attenzione, noi inaugureremo un centro di ascolto il prossimo 19 settembre e poi un centro medico polispecialistico gratuito in convenzione con il Banco Farmaceutico. Quindi c’è molta carne al fuoco, che certamente cominceremo a cucinare per far si che la nostra gente possa stare meglio”.
Un grande lavoro del volontariato, un grande impegno.
Mons. Pennisi: “Una caratteristica di questa mensa domenicale è il fatto che il cibo viene offerto a turno dalle famiglie, non viene da una beneficenza astratta, ma offerto dalle famiglie che si impegnano ad offrire chi il primo, chi il secondo, chi la frutta, c’è chi offre il dolce, chi offre da bere. Mi pare molto importante, una solidarietà di famiglie per famiglie, perché la maggior parte delle persone che partecipano a questa mensa domenicale sono famiglie che si trovano in difficoltà, con i loro bambini, che vengono qui e trovano un luogo sereno, dove i bambini possono giocare ed aggregarsi; ed è interessante vedere che ci sono delle famiglie che mettono a disposizione del cibo preparato da loro e ci sono dei volontari che la domenica si mettono al servizio di queste famiglie, in modo tale che si realizzi una condivisione non solo nel cibo ma anche nell’amicizia. Mi pare molto importante, perché questo fa vedere come questi beni confiscati alla mafia possano svolgere una funzione sociale animata dalla carità cristiana. Perché il motore di tutto ciò è certamente il parroco don Angelo con tutta la parrocchia e, come è stato detto, questa è una delle iniziative a cui seguirà un centro di ascolto, un poliambulatorio specialistico con la distribuzione gratuita di farmaci.
La stessa cosa stiamo facendo a Monreale, dove la Caritas fa un pranzo nei giorni feriali e poi stiamo avviando, anche in collaborazione con il Comune di Monreale e l’Ordine Costantiniano, una distribuzione gratuita di farmaci per famiglie in difficoltà. E’ una piccola risposta, una goccia nel mare del bisogno, con la crisi economica che investe la Sicilia, è però un segnale forte e mi pare importante che ci siano famiglie che aiutano altre famiglie”.
La parola solidarietà da quando c’è Papa Francesco ha assunto un significato diverso…
Mons. Pennisi: “Si, perché il Papa, che proviene dall’America Latina, anche ieri nel messaggio twitter che ha inviato ha scritto che bisogna avere molta attenzione ai poveri. Oggi ci sono nuovi poveri, ci sono famiglie che prima magari portavano alla mensa della Caritas o in parrocchia del cibo ed invece oggi hanno il capofamiglia licenziato ed hanno bisogno. Si tratta di essere attenti ai nuovi poveri, alle povertà materiali ma anche alle povertà culturali e spirituali e questo centro, confiscato alla mafia e affidato all’Associazione Amico Mio, vuole essere vicino alle persone per dare loro aiuto e solidarietà”.
Da pochi mesi è alla guida della Diocesi di Monreale e sta già dando l’imprinting della sua attività pastorale, come già fatto nella Diocesi di Piazza Armerina: sempre tra la gente, sempre presente nel mondo del volontariato. Le prime impressioni quali sono.
Mons. Pennisi: “Ho trovato veramente tanta disponibilità nella gente, noi spesso parliamo della Sicilia presentando gli aspetti negativi invece ci sono tanti aspetti positivi, tanto volontariato, tanta positività. Pensiamo a quello che hanno fatto in questi giorni a Pachino quei villeggianti che facendo le vacanze hanno soccorso i profughi e sono stati elogiati dal Presidente della Repubblica. Ecco, molte volte noi dobbiamo recuperare gli aspetti positivi del popolo siciliano, che sono l’ospitalità, l’accoglienza, la solidarietà, il mettersi a disposizione degli altri.
Da migliorare c’è sempre, non siamo mica perfetti, però il mio suggerimento è di stare vicino alla gente, ai bisogni della gente e delle famiglie. Dicevo che sono bisogni materiali ma anche di natura culturale e spirituale. Per esempio le parrocchie attraverso i Grest aiutano i ragazzi a trascorrere in modo sereno il tempo libero, attraverso le mense o i centri di ascolto aiutano le persone a non sentirsi sole, perché oggi il problema per tante persone è quello di sentirsi sole.
Durante una processione mi ha colpito un fatto: sono stato a salutare una persona disabile che era in carrozzella. Questa persona l’indomani mi ha telefonato e mi ha detto: “pensavo di essere abbandonato da Dio e dagli uomini, invece il fatto che lei è venuto a trovarmi ed a baciarmi sulla fronte, per me mi ha detto che Dio non mi ha abbandonato”. Quindi è importante che gesti del genere li faccia ognuno perché nessuno si senta abbandonato ne da Dio, ne dagli uomini”.
Finita l’intervista Mons. Pennisi si è tolto la giacca e si è messo ad aiutare i volontari a servire al tavolo dove le famiglie aveva già preso posto. Una breve preghiera di ringraziamento per il cibo e si è seduto tra i bambini con i quali ha cominciato a dialogare ed a fare domande.
Se il buon giorno si vede dal mattino…

