Luca Tantino da sempre schierato a destra, responsabile e referente di movimenti della destra, candidato poi con l’attuale sindaco Giovì Monteleone in una coalizione molto eterogenea in una lista di ispirazione di centro:
La lista era di ispirazione moderata di centro destra, il grosso di quella lista era fatto da me. Sostenere Giovì a questa tornata elettorale era qualcosa che, in tutta onestà, andava fatto. Attenzione, io non sono un fatalista… non credo che in politica il destino scriva le sconfitte o le vittorie di questo o di quel candidato o di questa o quella coalizione, però è pur vero che in tutta la fase pre-elettorale, che questa volta non è stata affatto complessa come in altre occasioni, a Carini il consenso sulla persona di Giovì Monteleone (non tanto sul suo colore politico o sul suo partito di riferimento) era un consenso quasi compatto: ovunque si andava si ascoltavano chiacchierate, discorsi, discussioni più o meno politiche in cui comunque il nome di Giovì Monteleone come possibile candidato sindaco e poi sindaco amministratore vincente, era un nome che veniva fuori. Possiamo dire che, a parte la tua candidatura a Sindaco con il Movimento 5 Stelle, che aveva una sua dignità, Giovì ha giocato la partita elettorale senza avversari realmente temibili.
A destra non c’era un candidato:
A destra non c’era un candidato anche perché ¾ di quella giunta che doveva essere una giunta di centro destra erano già … sotto la gonna di Crocetta. Penso al PDR, ad alcuni pezzi del nuovo centro destra che già da allora spingevano per entrare nella compagine governativa regionale. Quello che voglio sia chiaro e che ho chiarito per tutta la campagna elettorale è che noi non abbiamo aspettato che il PD uscisse fuori dal cilindro il nome di un candidato, d’altronde non siamo per nulla organici a quel partito. Noi abbiamo detto che vista la situazione pessima in cui il paese versava , visto il dissesto finanziario formalmente non dichiarato, ma sostanzialmente esistente e dal momento che gli amministratori uscenti sono letteralmente scappati, basti pensare che Pino Agrusa poteva ricandidarsi per un secondo mandato ma non lo ha fatto escludendolo sin dall’inizio della fase pre-elettorale….ecco, considerati tutti questi fattori, sul nome di Giovì, sulla persona, sull’esperienza e sulle competenze maturate si poteva dar vita ad un progetto tutto territoriale (che rimanesse all’interno delle mura di Carini, ci mancherebbe altro), in cui tante personalità con varie culture politiche mettessero da parte per un attimo le proprie appartenenze o qualche vecchia ruggine per dar vita ad un progetto civico di buon governo. Sul punto abbiamo piacevolmente notato che Giovì ha mostrato, da par suo, grande disponibilità all’apertura: lui stesso ha dichiarato che qualora si fosse deciso a candidarsi a sindaco non avrebbe mai voluto amministrare con mezzo paese all’opposizione perché consapevole che Carini è un paese conservatore, un paese a vocazione di centro-destra e proprio tantissima parte del centro destra carinese (non parlo dei partiti, parlo proprio del “popolo” del centro destra) aveva già deciso di votarlo in tempi non sospetti. Molto dell’ambiente cattolico, del settore associazionistico più o meno vicino agli ambienti moderati e conservatori carinesi, avevano già sciolto le proprie riserve: avevano annunciato che avrebbero votato Giovì e così è stato, tant’è vero che su sei candidati a sindaco, Monteleone a primo turno ha preso quasi il 48% dei voti, non vincendo per pochissimo. Questo significa che alla persona si è data molta fiducia. Ovviamente questo grande consenso è un’arma a doppio taglio: da un lato Giovì amministra con un consenso praticamente capillare, quasi unanime, ma dall’altro deve stare attento a non cedere a tentazioni ideologiche o partitocratiche perché al di fuori di elezioni comunali, di contesti locali è chiaro che ognuno ha una sua colorazione politica, ognuno ha i suoi valori di riferimento e quindi potrebbe inimicarsi quella fetta consistente di elettorato moderato che, nei fatti, lo ha fatto vincere.
Però tornando sulla discussione del consenso su Giovì. E’ quello che ha avuto la maggior parte di voti dispersi rispetto alle liste che lo appoggiavano, le liste che lo appoggiavano hanno preso quasi 2000 voti in più rispetto a quelli convogliati sulla sua persona:
E’ probabile che qualcuno non si sia speso abbastanza per farlo votare, preferendo limitarsi alla ricerca del consenso per il consiglio comunale, è probabile anche che qualcun altro come te ad esempio si sia avvantaggiato di un voto di opinione, per cui si votava il consigliere di una coalizione e il candidato a sindaco di un’altra
C’è stato molto voto disgiunto:
C’è stato molto voto disgiunto…
Altri voti sono andati persi, perché poi sommando i voti delle altre liste rispetto ai voti dei candidati a sindaco mancano 5000 voti, le persone non hanno saputo votare:
Si perché di fatto era la prima volta che si votava col nuovo sistema in cui il nome del sindaco va sbarrato obbligatoriamente. Tantissimi non lo sapevano, erano ancora convinti che esistesse il voto per trascinamento. A parte questo ci sono stati un mare di voti annullati, per interpretazioni disomogene dei vari presidenti di seggio, ognuno ha fatto una cosa diversa. Voglio anche dire che Giovì è stato intelligente a non cedere a tentazioni partitocratiche: se fosse stata una coalizione come quella che si sta configurando oggi a sostegno di Crocetta in cui c’è tutto e il contrario di tutto, dal PDR all’UDC a pezzi del NCD…ecco una coalizione siffatta, non soltanto non avrebbe avuto mai il nostro appoggio ma per dirla con un termine più carinese sarebbe stata “abbanniata” nel vero senso della parola, perché quello sarebbe stato il risultato di accordi di segreterie che oggettivamente su Giovì non ci sono stati. Sarebbe stata, quella, una coalizione fotocopia della disastrosa compagine regionale capeggiata da Crocetta. Qui a Carini abbiamo preferito accordi fra persone del posto, lasciando fuori i diktat dall’alto .

A proposito degli accordi tra le persone del posto e delle liste civiche che poi hanno appoggiato Giovì, la maggioranza ha avuto già subito alla prima seduta di consiglio qualche piccola frizione all’interno, dovuta all’elezione del presidente e non solo, ma io parlo da consigliere comunale: lo vediamo pure in consiglio che non tutte le 5 liste sono omogenee sulle politiche di governo, anzi abbiamo già visto che in alcune sedute mancava il numero legale, cioè se le opposizioni fossero andate via sarebbe saltato il numero legale dei presenti perché nonostante abbiano preso il 60% dei consiglieri già è capitato un paio di volte che non erano presenti quantomeno i 15 consiglieri che servono a tenere la seduta valida:
Qualche frizione c’è stata e probabilmente ce ne saranno anche negli anni a venire. Una coalizione cosi eterogenea molto spesso può cadere in piccoli interessi di bottega, su questo mi sento di consigliare alla maggioranza, ma anche al sindaco neoeletto, di mantenere un profilo molto progettuale legato ai programmi, legato alle convenzioni reciproche che ognuno di noi ha controfirmato tramite una stretta di mano più valida di qualsiasi contratto e di evitare strapuntini. La gente non capirebbe: cioè, se oggi questa maggioranza così rinnovata ha un consenso così alto, lo deve al fatto che i carinesi stanno dando forse per l’ultima volta nella loro storia un po’ di fiducia a qualcosa che sia nuovo rispetto a quello che avevano già conosciuto. Giovì ha vinto, ma è pur vero che il 48% dei carinesi non è andato a votare. Quando in una tornata amministrativa con 450 candidati al consiglio comunale, va a votare il 52% degli aventi diritto, ciò solo significa che la politica a livello locale è fallita, ecco perché da destra abbiamo avvertito il dovere di evitare contrapposizioni finte, ipocrite, sterili. D’altronde, negli anni e in più occasioni, con vari esponenti dell’attuale compagine, ci siamo trovati d’accordo su tesi nostre o loro. Anche con te, Ambrogio, abbiamo più volte ragionato su eventuali grandi coalizioni che mettessero d’accordo persone perbene che sapessero amministrare. Ecco: su questo credo che un operatore della politica lucido e attento abbia il dovere morale di riflettere e di “aiutare” questo processo di rinnovamento. Questo è stato fatto da me, dalla lista che ho messo in campo. Sicuramente l’esperienza non varcherà i confini del comune di Carini, io sono di destra. Ma proprio per la mia cultura politica, ho sempre messo davanti a tutto l’interesse primario della mia Comunità.
Passiamo allo step successivo: già si capisce che il governo regionale non durerà tutta la legislatura probabilmente. Troppi interessi e veti contrapposti su Crocetta, che da buon democristiano quale sta dimostrando di essere, accetta ogni ricatto. Diciamo che i gruppi più coerenti sono, al momento, il Movimento 5 Stelle e il gruppo Musumeci che si colloca dove prima si collocava il vecchio MSI.
Guarda intanto prima di rispondere alla tua domanda, soltanto due piccole precisazioni. La prima: la vecchia DC aveva mille difetti ma anche alcuni pregi. Tra i pregi: non appena qualcuno dei suoi dirigenti di partito o dei suoi rappresentanti istituzionali veniva semplicemente lambito dal sospetto di una collusione o di una connivenza, nell’arco di 24 ore presentava le dimissioni da ogni carica interna al partito o alle istituzioni…
Una parte della vecchia DC…
Una buona parte si, diciamo la parte meno “balenottera”. Bisogna riconoscerlo: io non ho tradizioni democristiane nemmeno in famiglia, però bisogna dare a Cesare quel che è di Cesare. Oggi non è più così: sullo scandalo Borsellino/Tutino, su quella intercettazione per la quale addirittura il Presidente Mattarella ha avvertito l’esigenza di abbracciare pubblicamente e a lungo Manfredi Borsellino (e Mattarella non presiede un’associazione culturale, ma è il Presidente della Repubblica ed ha avuto il fratello ucciso dalla mafia da Presidente della Regione Siciliana, mentre Manfredi Borsellino è il figlio di uno dei magistrati uccisi per mano mafiosa), ecco che su questo non si è avvertita la dignità morale neanche di un semplice comunicato, soltanto lacrime quando si è capito che per un attimo la propria sedia potesse vacillare. Tu dici che questa legislatura non arriverà a termine e io purtroppo penso che arriverà a scadenza naturale perché di fatto il PD Siciliano ha blindato Crocetta, oggi Crocetta è in mano al partito…
Diciamo lo tiene per le…
Si lo tiene… lo tiene per il colletto… Crocetta è un personaggio che ha voglia di visibilità e di vetrine e se le sta facendo passare tutte addosso proprio per rimanere dov’è: questi continui rimpasti, gente eletta col centrodestra che passa al centrosinistra attraverso gruppi parlamentari che fanno da satellite… tutto questo la dice lunga sul sistema barbaro, becero di potere che hanno creato. La seconda precisazione: tu dici che il gruppo Musumeci si colloca dove prima si collocava il MSI. Per certi versi è vero, ma è anche vero che il MSI, che io rispetto moltissimo quasi fosse una religione laica, era un partito che non aveva mai pensato di andare a governare. Anzi è nata AN proprio perché bisognava traghettare i valori della destra, i programmi, i progetti della destra nel governo. Ecco, Musumeci è più uomo di governo. Indubbiamente la sua provenienza è missina ma non si candida a fare l’opposizione perenne come accadeva invece in quel partito.

No, la collocazione era legata ad un fatto di onestà…
Ah si, per fortuna è così. Quello che si dice nei locali dell’ARS è che quando si dimentica un portafoglio sulla scrivania di Nello Musumeci, quel portafoglio rimane lì e anzi Musumeci si attiva per poterlo restituire al legittimo proprietario. Questo è il suo vero biglietto da visita. Tra l’altro Musumeci, persona a cui voglio bene anche umanamente, è uno che non ha mai pensato di poter fare il maestro dietro la cattedra, è un vero leader che da l’esempio in prima persona, sta puntando su una covata di giovani leve che si limitano a prendere esempio e spunto dalla sua azione politica e che nel territorio agiscono secondo determinati valori di onestà morale soprattutto.
… Lui è l’emblema di quella destra che voleva andare al governo e che non mi risulta abbia mai avuto qualcuno-
Quasi 10 anni di cuffarismo non li avremmo avuti se il nostro partito di allora avesse puntato sulla presidenza di Musumeci. Poi il lombardismo che ora è sfociato nel crocettismo: i funzionari sono sempre quelli, gli operatori della politica che hanno garantito Lombardo e Crocetta non sono cambiati e il PD governa la Sicilia dal 2008. Prima con Lombardo, oggi con Crocetta. La vera sfida è mandarli a casa definitivamente.
Alla fine chi conosceva Crocetta aveva avvisato: “Guardate che Crocetta è un bluff, è solo facciata, alla fine farà tutt’altro”….
Guarda, un presidente della regione che alla sua maggioranza in assemblea fa dire di no al referendum sulle trivellazioni dicendo che ha già preso accordi con l’ENI, che è anche il suo datore di lavoro, credo sia un Presidente incommentabile.
La cosa curiosa è che Crocetta rivendica l’eredità della questione morale sollevata da Berlinguer, il quale, credo, si rivolti nella tomba.
Si si è uomo di potere e anche negli atteggiamenti fa capire di esserlo. Sicuramente una tradizione dignitosa che non è la mia ma che guardo con molto rispetto, quella della sinistra berlingueriana, oggi con Crocetta vive la sua pagina più ingloriosa.
Andiamo a questo punto a “Diventerà bellissima”:
“Diventerà bellissima”, che prende spunto dalla famosa frase di Paolo Borsellino, è un progetto civico ed un’offerta culturale al contempo, che nasce spontaneamente. Ci sono comitati spontanei che vanno nascendo nei territori, nei comuni, nelle grandi città, nei quartieri. C’è un leader riconosciuto che è Nello Musumeci che oggi è punto di riferimento sicuramente per il centro destra e per la destra, ma anche per tutta quella parte di società civile che guarda alla sinistra con delusione e sfiducia. C’è una parte sana della società siciliana: l’associazionismo sociale, antiracket, del volontariato, il grande partito della rassegnazione, quello per intenderci fatto di gente che non va a votare più, a cui tramite “Diventerà Bellissima” si vuole offrire una possibilità di cambiamento e di buona politica a prescindere dalle appartenenze. A Catania il 10-11-12 Settembre c’è stata una grande festa comunitaria con dibattiti qualificati e momenti di spettacolo che poi sono stati chiusi il 12 sera da Nello Musumeci e di fatto quello è stato il lancio ufficiale di questo progetto. Lì c’era un mondo, un mondo in cui si è innestata una vecchia classe dirigente con una nuova classe dirigente, non c’erano prime file riservate a nessuno, c’era la gente comune, il popolo Siciliano che partecipava a questa sorta di rinascita, chiaro che la strada sarà lunga, molto piena di insidie, ma l’unico coraggio che ci manca è quello di non provarci!
Crocetta non dà spazio nemmeno all’informazione, manipola ogni cosa…
Manipola ogni cosa e toglie spazi vitali di rappresentanza politica, come il Governo Renzi peraltro. Questa riforma delle province, per esempio, impugnata dal governo Renzi con la motivazione che “sforerebbe” in materie di competenza statale… è stata riadattata al modello della riforma Del Rio. Viene soppressa l’elezione diretta dei rappresentanti nell’Ente e si introducono elezioni di secondo grado. Si toglie, cioè, potere decisionale al corpo elettorale e lo si consegna alla solita partitocrazia.
Esattamente: così contano i numeri dei partiti. Più sarà grosso il partito, più esponenti di quel partito (eletti in secondo grado) occuperanno scranni e poltrone.
Una cosa che i siciliani non capiranno mai, per altro le province regionali hanno garantito a molti piccoli comuni la possibilità di essere rappresentati in sedi più alte ed evitare di essere invece inghiottiti dai comuni più grandi. Se oggi ci sono comuni che vivono di turismo, che hanno tradizioni teatrali, jazzistiche, culturali, enogastronomiche di prestigio tale da poter chiudere in pareggio i propri bilanci, lo devono anche al fatto che molti amministratori provinciali (e anche in questo caso citare la decennale presidenza di Musumeci alla provincia di Catania è un valido esempio di buona politica) hanno capito che la buona politica parte dai territori. La provincia di fatto rappresentava i comuni, quasi sempre l’ente provincia tralasciava la città capoluogo e si occupava dei comuni più piccoli.
Prospettive future a parte la nuova avventura con Nello Musumeci? Quali progetti ha Luca Tantino nella sua vita?
Le prospettive future sono tante e sono anche molto belle e positive. Siccome rientrano nella sfera personalissima, le tengo per me, però sto vivendo un gran bel periodo anche denso di progetti, con una battuta potrei risponderti che “diventerò bellissimo”, ma per me è assolutamente improbabile, anzi col passare del tempo posso solo peggiorare. Scherzi a parte: di sicuro lavorerò, lavorerò tanto a Carini e non solo perché questo progetto possa prendere corpo e possa rappresentare una valida alternativa di buon governo, su questo proprio sulla qualità della politica, sulla responsabilità, sulla serietà, sul fatto che non ci si improvvisa, sul fatto che la politica la si debba prendere sul serio, io penso di avere sempre detto la mia e avere dimostrato ampia credibilità. Continuerò su questa scia.
