Palermo. Le facce panormite di Accursio Truncali

Facce panormite3Nei vicoli e nelle piazze di Palermo, apparentemente indifferenti, si aggirano persone e personaggi che vediamo ogni giorno e la quotidianità li rende invisibili. Persone che restano ai margini di una città in crisi che non può e non vuole accoglierli ma che mantengono una dignità, una luce negli occhi che non si spegne. Accursio Truncali cerca di catturarne l’anima apparentemente persa con la fotografia e rielaborarne immediatamente i contenuti con una grafica a penna incisiva e veloce. Nascono le facce panormite, Facce panormite1ispirate al grande Jean Dubuffet che nei primi anni quaranta dello scorso secolo ispirato dall’arte informale, teorizzo l’Art Brut, ponendo l’accento sull’aspetto primordiale, popolaresco e istintivo della pittura, popolando il suo universo pittorico di maschere, esseri deformi , mostruosi e abnormi. “Sono cinquanta persone di vari ceti sociali, derelitti, sconfitti dalla vita e dalla crisi, posteggiatori, gente che fruga nei cassonetti; – dichiara il pittore Truncali – gente che con grande dignità tira avanti! Li fotografo e poi gli tiro l’anima rendendola manifesta con la penna Bic. Faccio grafica da quasi tre anni, ho all’attivo più di 300 disegni che riguardano l’universo, i

Accursio Truncali nel suo studio
Accursio Truncali nel suo studio

Facce panormite4ponti, gli animali, la nostra terra di Sicilia, per ultimo questefacce panormite, che ho prima fotografato e poi in studio elaborato con il mio stile dubuffettiano. Sono facce che trovo vicino ai cassonetti della spazzatura, extracomunitari in solitudine e donne vinte ma non rassegnate, che vivono questa città buttanissima ma che fu una nobile Signora in passato, ed ora viviamo tutti questo degrado sociale e umano”. Scavando dentro le loro membra,l’artista ne esaspera le sinuosita’, il loro candore, la fragilità, fino a raggiungere la loro anima candida. Figure che il mezzo espressivo rende vivide, quasi uno schiaffo alla nostra indifferenza, figure che si trasfigurano quasi in essenze arboree, in mummie delle catacombe dei Cappuccini ma che nell’espressione attonita sembrano chiederci perché.

Antonio Catalfio

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