L’anno di grazia 2015 appena trascorso ha avuto un argomento ricorrente: il bilancio. Esso è legato a tutti gli argomenti che possono interessare il cittadino. Argomenti parecchio complicati ma che sono protagonisti delle discussioni di ogni giorno. Come la raccolta e il trattamento dei rifiuti, come il trasporto privato e il costo dei carburanti, come le attività di intrattenimento e culturali o i servizi sociali. Le casse sono vuote e i nostri amministratori cercano di essere quanto più capaci nel difendersi dalle accuse di non sapere come riportare i bilanci in attivo. Quest’ultimo compito ha del paradossale dato che, salvo pochi casi, gli enti locali italiani dei bilanci in attivo ultimamente non li hanno avuti. A soffrirne sono spesso i salariati pubblici e i liberi professionisti. A voler pensar male si potrebbe trattare della conseguenza logica di una volontà a lasciar sì che il dipendente, meglio se pubblico ( esternalizzato o no ) abbia sempre bisogno di dipendere dal potere politico. Ma questa è un’altra storia. Quel che conta sono le regole. Quelle stesse regole che vengono scritte da chi spesso le viola o si accompagna con il contravventore. Si parla di stabilità economica ma in fin dei conti la tassazione vigente, su base locale, provinciale, regionale o nazionale, è sempre troppo onerosa per le giovani aziende che tentano di avviarsi in un periodo di investimenti minimi anche da parte dello Stato. Si parla di bilanci ingessati perché la discrezionalità della politica non riesce a incidere nella spesa ma i vari vincoli sono stati creati per essere rispettati e tutelare alcune categorie. Tuttavia i controlli della magistratura contabile a tutti i livelli non danno l’immagine di una regione, quella siciliana, che si trovi immune dai malfunzionamenti di questa discrezionalità sempre legata, a seconda degli episodi di cronaca, al filo saldo della clientela. A volte pure incapace di spendere in quanto incapace di progettare. La guida politica regionale ha certamente fallito i suoi obiettivi. Troppi cambi dettati dalla necessità di accontentare le stampelle politiche piuttosto che dare ragione al merito. Nessuno paga per le sue responsabilità amministrative; come l’annosa questione rifiuti, dove l’emergenza porta più soldi che un regolare funzionamento. Tutti si lamentano, molti non sono più in grado di pagare gli errori che hanno evidentemente commesso i loro rappresentanti politici ma un colpevole non c’è. I bilanci oggi sono sempre in ritardo, parzialmente già scritti da regole assurde che non rispettano le persone. Hanno inchiostri di vario colore però sembrano scritti sempre dalle stesse persone.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *