21 Giugno 2024
Isola delle FemminePoliticaPrimo piano

Politica Isolana: E venne il cane che morse il gatto che si mangiò il topo…

La seduta consiliare del 18 maggio scorso ha decretato il distacco, quantomeno in termini prettamente politici, dei consiglieri Dionisi e Giuseppe Rubino dal gruppo consiliare “CambiAmo Isola”, guidato dal consigliere Pagano ed afferente al sindaco Nevoloso.

I due consiglieri hanno costituito, in seno al Consiglio Comunale di Isola delle Femmine, una nuova entità politica, chiamata “Fratelli d’Italia-Isola delle Femmine”.

Secondo quanto dichiarato dai due diretti interessati, la motivazione principale dell’allontanamento sarebbe quella di non aver trovato sostegno da parte del loro gruppo nell’avallare la mozione di sfiducia, proposta da Bologna, nei confronti del Presidente Piero Rappa.

“Non ho trovato sponda…”

Mozione che, contestualmente, proponeva la nomina del consigliere Dionisi come sostituto. «Siccome non ho trovato sponda nel mio gruppo, che mi doveva sostenere – ha dichiarato Dionisi – ritengo opportuno dichiararmi in un gruppo a se stante» (vedi il video dal minuto 0:40 a 1:05).

Dal suo canto, il sindaco Nevoloso, nel congratularsi per la costituzione di questo nuovo soggetto politico, ha voluto sottolineare una palese contraddizione: «Anche se (questo gruppo) nasce con il simbolo di Fratelli d’Italia, è spinto da una mozione firmata dal consigliere Bologna, storicamente persona vicina a tutte le articolazioni della Sinistra italiana. Questo è un battesimo anomalo» (dal minuto 4:50 a 7:10).

Forse, è verosimile ritenere che, per i due consiglieri, già la spaccatura fosse in atto da tempo e che questo non sia stato altro che il pretesto (o la causa principale?) per uscirsene “senza infamia e senza lode”.

Non era meglio, in tempi non sospetti, essere più sinceri e dirsi apertamente che si volevano intraprendere strade separate piuttosto che aspettare una mozione proposta da un acerrimo nemico della fazione politica avversaria?

E’ come quando l’amore finisce: vuoi lasciare la tua ragazza, ma non ne hai il coraggio. E, allora, per uscirtene “pulito”, cerchi un alibi per farti lasciare.

Il fornitore di alibi

In questo caso, purtroppo, l’alibi ai consiglieri Dionisi e Rubino lo ha fornito lo stesso Bologna, che, come un amante lusinghiero dagli sguardi languidi e concupiscenti, solleticando le ambizioni politiche di Dionisi, ha astutamente (bisogna ammetterlo) sedotto i due malcapitati, con l’intento di insinuarsi in una “storia d’amore” stantia, forse da tempo giunta al capolinea.

Davvero un peccato essere caduti in un tranello così banale, ma, ancor di più, passare per marionette inconsapevoli nelle mani di Stefano Bologna.

No, sinceramente, da una vecchia volpe come il consigliere Dionisi non se l’aspettava nessuno. Se, realmente, c’era una spaccatura col gruppo di origine, che risaliva al mese di ottobre 2022 o forse ancora più antecedente, perché non distaccarsi prima, invece di aspettare giusto giusto questa mozione di sfiducia, con annessa una proposta di incarico da Presidente del Consiglio?

C’erano ben sette mesi di tempo per poterlo fare. Sette lunghi mesi per trovarsi un alibi diverso da questo. Sarebbe stato sicuramente più coerente ed avrebbe dato meno adito a malevoli sospetti.

Sempre che di un alibi si tratti e che non sia piuttosto il nocciolo della questione, come dichiarato dal consigliere Pagano: «Ho compreso una cosa. Tutti i pezzi sono andati nell’ordine. Un’alleanza, un accordo nato un anno fa, all’insaputa mia e degli altri consiglieri di questo gruppo. Un’alleanza, di cui adesso il consigliere Puccio (Rossella) ci ha informato» (dal minuto 1:23:50 a 1:26:05).

Certo è che anche la votazione per l’elezione del Vicepresidente del Consiglio ha destato non pochi sospetti di un possibile accordo tra le parti. Per 7 voti a 5, la spunta Antonella Uva su Giuseppe Pagano.

Il voto è segreto?

Strano che, in mezzo a tutti quei voti (6 su 7) con la sola scritta “Uva”, ce ne fosse uno soltanto con la dicitura “Antonella Uva”. Che fosse, da parte di qualcuno, una sorta di “firma” a suggello di un “patto” pregresso?

Sicuramente, aver votato favorevolmente la proposta di Bologna, ad inizio seduta, per anteporre l’elezione del Presidente a quella del Vicepresidente (non prevista inizialmente in tale ordine) non depone certo a favore dei consiglieri Dionisi e Rubino.

Né, sul versante opposto, stupiscono più di tanto i 2 voti con la scritta “Pagano Giuseppe”, a fronte di 3 con la sola dicitura “Pagano”. Oltre al fatto che Rappa e Rossella Puccio ormai da tempo giocano a carte scoperte, “dialogando” apertamente con gli amministratori e votando a favore delle proposte dei consiglieri di “CambiAmo Isola”, era palese che, dopo la mozione di sfiducia contro Rappa, proposta e votata da Bologna e dagli ex compagni di lista, mai avrebbero potuto sostenere uno di loro come Vicepresidente.

Vero è anche che Dionisi e Rubino, alla stessa maniera, per una sorta di ritorsione (che ci può anche stare), non avrebbero potuto mai votare uno dei loro ex compagni, a seguito della bocciatura della mozione. Tuttavia, ciò che sbalordisce di più è la convergenza di voti sulla stessa identica candidata, supportata dal gruppo Bologna, ovvero Antonella Uva.

Trucchi da mentalisti o “tracce” di un accordo pre-consiliare?

Mi dimetto perché…

Nel corso della seduta consiliare, Dionisi ci tiene particolarmente a leggere la dichiarazione relativa alle sue dimissioni dalla carica di Vicepresidente del Consiglio (da 8:35 a 11:35), presentata in data 14 aprile 2023, nella quale critica Piero Rappa per il suo comportamento ambiguo, non avendolo visto partecipare alle due sedute relative all’approvazione del Rendiconto 2019 ed alla dichiarazione di dissesto finanziario, accusandolo, inoltre, di andare mensilmente a riscuotere l’indennità di carica, presso un Comune che lui stesso ha portato al tracollo economico-finanziario.

«Questo comportamento non si sposa col mio modo di fare politica – si legge nella dichiarazione – Per me, fare politica significa mettersi al servizio della gente e non barattare cariche elettive per arrivare solo ed esclusivamente all’agognata indennità. Nell’ultimo Consiglio, datato 5 Aprile 2023, ho chiesto formalmente le dimissioni del Presidente dalla sua carica, assicurando, qualora ciò non avvenisse, che mi sarei dimesso dalla carica di Vicepresidente, non volendo avere più a che fare con una Presidenza che ha contribuito, in maniera forte, al dissesto finanziario».

“Non voglio più avere a che vedere con Rappa”

Pertanto, da un lato, Dionisi afferma di dimettersi, perché non vuole più avere nulla a che vedere con Rappa, in quanto colpevole di avere contribuito al dissesto e di non essersi nemmeno assunto la responsabilità di partecipare a due votazioni cruciali per le sorti economico-finanziarie del Comune, però, dall’altro, accetta ed avalla una mozione di sfiducia proposta da Stefano Bologna, proprio colui che, insieme al suo gruppo:

1) l’11 Febbraio 2022, non si è presentato in Consiglio comunale (al pari di Rappa) per approvare il Rendiconto 2019;

2) il 13 Aprile 2022, esprimendo voto contrario, ha fatto bocciare la delibera, che suggeriva, come misura correttiva finale, la dichiarazione di dissesto finanziario (Rappa si è defilato al momento della votazione);

3) Il 5 Aprile 2023, ha espresso voto contrario alla dichiarazione di dissesto finanziario (Rappa era assente).   

Dal momento che, anche se con modalità differenti, i comportamenti di Rappa e di Bologna in Consiglio Comunale hanno prodotto gli stessi identici risultati, perché usare due pesi e due misure?

Perché l’assenza di Rappa, durante l’approvazione del Rendiconto 2019 e la dichiarazione di dissesto, assume per Dionisi una valenza maggiore rispetto al voto contrario o all’assenza di Bologna?

Se Rappa è “colpevole” e “merita” le dimissioni di Dionisi nonché la mozione di sfiducia, lo è tanto quanto Bologna che, per questo, avrebbe meritato lo stesso trattamento da parte del consigliere Dionisi, ovvero il rifiuto categorico sia della mozione (in quanto proposta da uno che «ha contribuito, in maniera forte, al dissesto finanziario») che della sua nomina a Presidente del Consiglio.

Queste considerazioni insinuano il dubbio e fanno nascere il sospetto che, forse, non dovevano, poi, essere davvero queste le motivazioni delle dimissioni e della sfiducia.

Considerato che, ad oggi – conclude il consigliere Dionisi il mio messaggio è rimasto inascoltato […], rassegno le mie dimissioni…Informo i cittadini di Isola delle Femmine di stare tranquilli, tanto che, da semplice consigliere comunale, lavorerò per Isola delle Femmine, perché non ho bisogno di cariche remunerate per avere visibilità» (da 10:35 a 11:35).

Quindi, nessun bisogno di incarichi e visibilità fino al 14 aprile 2023, salvo, in seguito, poco più di un mese dopo (il 18 maggio), accogliere di buon grado la proposta, da parte del consigliere Bologna, di assumere il ruolo di nuovo Presidente del Consiglio, con tanto di indennità di carica e visibilità.

Che, all’epoca della presentazione delle sue dimissioni da Vicepresidente del Consiglio, il consigliere Dionisi sapesse già sia della mozione di sfiducia nei confronti di Rappa, orchestrata ad arte dal consigliere Bologna, sia della sua contestuale proposta di nomina quale sostituto dell’attuale Presidente del Consiglio?

C’era un accordo sottobanco?

Le motivazioni politiche delle sue dimissioni sono reali o celano un accordo sottobanco, iniziato nell’agosto 2022, come sostenuto da Rossella Puccio, e concretizzatosi soltanto adesso?

Di certo, il consigliere Dionisi sapeva bene, sin dalla sua “minaccia” di dimissioni, che, col suo “atto di forza”, era pressoché impossibile che Piero Rappa rinunciasse a quel posto, dopo che, per tenerselo stretto, aveva abbandonato pure Bologna, all’indomani dell’esito elettorale.

In poche parole, dire a Piero Rappa:Se non ti dimetti tu da Presidente, allora mi dimetto io da Vicepresidente”, era alquanto retorico e sicuramente doveva provenire da una persona che, già a priori, aveva deciso di dimettersi, indipendentemente dalla volontà altrui.

Qualora fosse vera l’ipotesi di un pregresso accordo BolognaDionisi sancito nell’agosto 2022, perché adesso e non allora?

Che ruolo ha avuto in tutto ciò, il consigliere Giuseppe Rubino?

Era a conoscenza, da pochi giorni, solo della proposta di nomina o, forse, era all’oscuro di tutto fin dal principio e si attendeva, nel corso di questi mesi, che i tempi fossero maturi e che fosse ancora più netto il suo distacco dal gruppo, al fine di ottenere il suo consenso, in modo tale da accaparrarsi il settimo voto favorevole, visto il rifiuto (palesemente dichiarato) di Rossella Puccio?

D’altronde, in virtù del madornale errore interpretativo del regolamento consiliare, per Dionisi e Rubino occorreva solo la maggioranza dei voti e non i 2/3 (8 su 12), per far passare la mozione di sfiducia e scippare il posto a Rappa.

L’unico che, a quanto pare, sapeva tutto, sin dall’inizio, era Bologna, che rivolgendosi a Rappa, durante una pausa della seduta consiliare (non in diretta streaming), ha candidamente ammesso: «Pensi di aver tirato fuori la COLOMBA dal cilindro?!». E Rappa: «Semmai si dice “il coniglio dal cilindro”!».

Alla Fiera dell’EstE venne il cane, che morse il gatto, che si mangiò il topo, che al mercato mio padre comprò”.

Daniele Fanale

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.