14 Luglio 2024
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L’8 luglio 2021 moriva il piccolo Gabriele Conigliaro. 24 mesi di silenzio!

Con oggi, 8 luglio 2023, saranno trascorsi 24 mesi dall’incidente in cui a 12 anni ha perso la vita il piccolo Gabriele Conigliaro, morto durante una partita di calcetto tra coetanei nel cosiddetto “Parco Sofia” di Carini.

Una porta da calcetto, costruita in maniera artigianale con tubi di ferro da cantiere saldati tra loro, è caduta addosso a Gabriele, colpendolo in testa e non lasciandogli scampo.

 

Le indagini?

Le indagini, partite immediatamente e condotte dai Carabinieri di Carini, pare si siano concluse già da tempo, addirittura una prima parte pochissimi mesi dopo l’evento, individuando i potenziali responsabili di quanto accaduto, ma da allora solo qualche perizia suppletiva, l’identificazione di qualche soggetto potenzialmente rilevante ed un silenzio assordante. Già alcuni giorni dopo gli inquirenti comunicavano alla stampa che la situazione era “cristallizzata” ed erano ben definite le responsabilità.

Oggi vogliamo raccontarvi alcune cose in merito a quanto accaduto. Cose che tanti conoscono ma nessuno mette nero su bianco.

La “verità giudiziaria” e la “verità storica”.

Perché ora? Perché abbiamo aspettato fiduciosi la “giustizia”, ma come spesso accade esiste una “verità giudiziaria”, manipolata da storture di leggi scritte dall’uomo a proprio uso e consumo (attenuanti, prescrizioni, cavilli, interpretazioni…), ed una “verità storica”, dove contano i fatti reali e documentati.

Visto che la “verità giudiziaria” tarda ad arrivare, o forse non arriverà mai, oggi vi raccontiamo i fatti, cercando di metterli in ordine cronologico, per farvi una vostra opinione su quanto accaduto, a prescindere dalle simpatie o antipatie nei confronti dei soggetti coinvolti.

Un racconto di inchiesta giornalistica, a prova di smentita. Magari ci beccheremo l’ennesima querela (ad oggi una trentina tutte archiviate o ritirate prima di andare in giudizio di merito… evidentemente i “fatti veri” fanno paura), l’ennesimo tentativo di farci stare zitti con “liti temerarie” e “querele pretestuose”. Ma hanno sbagliato soggetto, mi dispiace per loro.

L’area di Croce Sofia nel 2012

La storia del Parco Sofia

Nel 2012 segnaliamo lo stato di degrado e abbandono dell’area comunale di Sofia, limitrofa alla cappella della “Santa Croce”, trasformata in discarica di rifiuti anche speciali: elettrodomestici, farmaci scaduti, materiali ferrosi, detriti da demolizioni; il tutto con mucche che pascolano allegramente e con tanto di cancello e recinzione.

Il sequestro della Polizia Municipale nel 2012

Interviene la Polizia Municipale e sequestra l’area. Proprio in virtù di questo intervento di sequestro viene attivata la procedura per la bonifica ed il recupero, che avverrà un paio di anni dopo.

Durante l’amministrazione Agrusa (2010-2015), sfruttando i fondi disponibili in vari bandi comunitari gestiti dai vari consorzi di cui il Comune è socio (Gal Terre Normanne, FLAG Castellammare), vengono acquistati nuovi giochi per sostituire quelli ormai fuori legge ed inutilizzabili di Piazza della Vittoria a Villagrazia, della Villetta “Galati” di Piano Agliastrelli (ex pista di pattinaggio oggi “Almoad”) e dello spazio giochi presente nel giardino della scuola dell’infanzia sempre di Piano Agliastrelli, come segnalato da vari cittadini ed associazioni (siamo nel 2013).

I giochi vandalizzati di Piazza della Vittoria nel 2013.

I giochi comprati nel 2014

I giochi arrivano a fine 2014, ma incombe la campagna elettorale per le Comunali 2015 e rimangono impacchettati in magazzino.

Nel novembre 2015 nuove segnalazioni richiamano l’attenzione sull’area di Sofia. Tornata ad essere terra di nessuno, discarica abusiva di mobili, ramaglie e sterpaglie, eppure è un’area del Comune, recintata e con tanto di cancello, in piena continuità di quanto accadeva negli anni precedenti.

La nuova amministrazione guidata dal Sindaco Monteleone, per prestare fede a quanto scritto nel programma: “un parco per ogni quartiere”, in soli 2 anni avvia i lavori di bonifica dell’area e la trasforma in un parco giochi, con tanto di inaugurazione in pompa magna e benedizione ecclesiastica il 3 maggio 2017.

Tanti bambini e genitori all’inaugurazione, ma già in quella giornata si vedono cose che mettono in allarme chi frequenta parchi gioco per bambini.

Mancano i basilari requisiti di sicurezza: recinzioni incomplete (basta guardare il servizio di Tele Occidente del giorno, per vedere un ragazzino inseguire una palla che cade in un dirupo non protetto); sotto scivoli ed altalene manca la pavimentazione antitrauma, sostituita dal terriccio che necessita però di una manutenzione continua e costante; dirupi non protetti o messi in sicurezza.

Tant’è che molti genitori, lamentando le insufficienti misure di sicurezza, continueranno a preferire la villetta di Terrasini al Parco Sofia.

Ma entriamo nel merito del parco giochi.

I lavori per la sistemazione del parco giochi.

I giochi mai sostituiti

I giochi sono quelli comprati dalla Giunta Agrusa e destinati a rimpiazzare quelli ormai semi distrutti delle altre aree gioco di Carini. Quindi investimento zero da parte dell’amministrazione Monteleone che però si intesta il tutto.

A Villagrazia e Piano Agliastrelli rimangono i pericolosi giochi vandalizzati.

E visto che i giochi servivano per 3 villette comunali, quelli in più vengono dirottati per l’altra opera a favor di stampa: il “Parco Claudio Domino” di Villagrazia, inaugurato il 5 agosto 2017 (e sequestrato pochi giorni dopo la morte di Gabriele da un’operazione congiunta di Polizia Municipale, Carabinieri e Guardia di Finanza). Un’altra area ceduta al Comune in cambio di concessioni edilizie ed in stato di abbandono.

E siamo così a 2 parchi in pochi mesi, nel rispetto del programma elettorale.

I campetti di calcetto in terra battuta. Chi li ha fatti?

Altra cosa accomuna i 2 parchi gioco: i campi di calcetto in terra battuta. Realizzati da chi? Non troviamo delibere di affidamento incarichi, ne per la progettazione ne per l’esecuzione dei lavori. Idem per la direzione dei lavori ed il collaudo delle opere realizzate.

Solo dopo la morte di Gabriele si è “scoperto” che le pesanti porte in ferro collocate nei 2 campi di calcetto erano quelle “scomparse” dal “Campo Agliastrelli”, come segnalato dal nuovo gestore della struttura comunale, che quando ne prende possesso, dopo un bando di assegnazione pubblico, trova tutto vandalizzato.

Intanto il “Parco Sofia” viene pian piano dimenticato dal Comune, crescono le erbacce, arrivano i vandali, i giochi perdono pezzi. Ogni tanto viene decespugliato, ma solo quello.

Il video-denuncia del 2020

Nell’ottobre 2020, da candidato sindaco di Carini, realizzo un video servizio di denuncia pubblica sulle precarie condizioni del Parco Sofia, dove evidenzio il facile accesso all’area con il cancello parzialmente aperto, la mancanza di recinzione in buona parte del perimetro, cavi elettrici in bella vista…

Perché un video? Perché le interrogazioni fatte in Consiglio Comunale sulla gestione degli impianti pubblici comunali venivano regolarmente eluse dall’amministrazione Monteleone. I funzionari evidenziavano come le strutture non fossero in regola, ma nonostante tutto aperte o affidate a terzi con strani bandi. Ed anche su quest’ultima frase ci aspettiamo una querela, ma le carte ufficiali raccontano tutto.

Il parco abbandonato viene pulito dalle associazioni

Il Parco Sofia intanto diventa una giungla. Nel maggio del 2021 a pulirlo ci pensano alcune associazioni di volontariato. Mi contattano e cerco di dissuaderli dal farlo, perché il luogo è pericoloso e quasi sempre incustodito. Pulirlo potrebbe attirare ragazzini ad utilizzarlo.

La cosiddetta “predica nel deserto”. Non solo puliscono ma ne danno notizia alla stampa locale. Incoscienza nell’incoscienza.

La tragedia

Il pomeriggio dell’8 luglio 2021 la tragedia. Mentre Gabriele gioca a calcio con gli amichetti, stava in porta perché era una delle prime volte che usciva a fare un’esperienza del genere, la pesante porta in ferro gli cade addosso colpendolo in testa ed uccidendolo sul colpo.

Inizia subito lo “scarica barile” sulle responsabilità, che non sta a noi individuare. Per quello ci penserà, forse, la Magistratura, ma di certo dal momento della morte del piccolo Gabriele tante carte hanno cercato di giustificare o scaricare ad altri quanto accaduto.

I fatti raccontano di un parco senza progetti, senza requisiti di sicurezza, senza guardiania costante, aperto anche quando doveva potenzialmente essere chiuso, così come dimostrato dai video.

Sulla morte di Gabriele incombe la prescrizione del reato

Intanto il tempo scorre e con esso la prescrizione del reato, con il rischio che anche in questo caso, la morte di un ragazzino di 13 anni, rimanga impunita e senza responsabili.

Il reato che si può configurare è quello di “omicidio colposo”, non essendo stato intenzionale. La prescrizione che estingue il reato si ha in 6 anni o, in alcuni casi, in 7 anni e mezzo.

Di certo 2 anni sono passati nel silenzio e nessun processo potrà vedere la fine, ovvero la condanna definitiva, entro i prossimi 4 o 5 anni, considerato che solo per arrivare al rinvio a giudizio dei potenziali responsabili passerà almeno un intero anno e prima di arrivare alla condanna di primo grado non ne basteranno almeno altri 5.

La fine è già scritta. Gabriele non avrà mai giustizia.

Ambrogio Conigliaro

Giornalista pubblicista, guida AIGAE ed esperto di educazione ambientale, nel 2005 fondo Il Vespro dopo aver collaborato per anni con Carini Oggi. Lavoro per Legambiente nella Riserva Naturale Grotta di Carburangeli.

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