Isola delle Femmine: approvata la variazione in bilancio per il nuovo Centro Comunale di Raccolta.

Durante la seduta consiliare del 30 Marzo 2023, il sindaco Nevoloso aveva comunicato l’acquisizione da parte della sua Amministrazione, «con decreto definitivo n. 243 del 14.07.2023 del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica», di un nuovo finanziamento di quasi un milione di euro (993.981,55 €) destinato alla realizzazione di un Centro Comunale di Raccolta (CCR).

Proprio nei giorni scorsi, il Consiglio comunale è stato chiamato ad esprimersi in merito all’“Autorizzazione all’iscrizione (in variazione) nel bilancio provvisorio di previsione 2023 delle risorse assegnate a valere sulla Missione 2 – Rivoluzione verde e transizione ecologica […], Investimento 1.1 Realizzazione nuovi impianti di gestione rifiuti e ammodernamento di impianti esistenti del PNRR”.

La parola ai Consiglieri…

In apertura di seduta, il consigliere Giuseppe Rubino prende la parola, per affermare che il Presidente del Consiglio Rappa, da organo super partes, dovrebbe astenersi dal fare commenti personali sugli interventi dei consiglieri comunali. A quale episodio in particolare il consigliere Rubino si riferisca non è dato saperlo, visto che non ha voluto suffragare le sue affermazioni esplicitando fatti concreti, nonostante la richiesta di delucidazioni da parte del Presidente Rappa.

Tuttavia, è buona norma, quando un consigliere decide di fare un’esternazione pubblica in Consiglio Comunale, parlare “a chiare le lettere” e motivare ciò che sta sostenendo, altrimenti è meglio tacere.

Qual è il senso di tutto ciò? Perché prendere la parola e usare minuti preziosi per lanciare accuse senza dire nulla? Boh. Dormiremo lo stesso, anche senza saperlo.

Tuttavia, è bene tenere a mente che sarebbe buona creanza anche da parte di un consigliere comunale, da componente di un “organo” istituzionale, astenersi dal fare l’opinionista social per fini populistici, soprattutto, poi, quando le presunte criticità sul territorio, sollevate o avallate, denotano inadeguata informazione sugli argomenti e scarsa competenza in materia, evidenziando enormi lacune nella conoscenza delle leggi e dei regolamenti.

Spesso, se non si è sufficientemente preparati, il rischio di rimanere vittime di un disastroso “effetto boomerang” e di perderci la faccia è molto alto, altissimo.“Per credere nel  proprio cammino, un guerriero non ha bisogno di dimostrare che quello dell’altro è sbagliato” (Paulo Coelho).

In occasione della seduta consiliare del 18 dicembre scorso, il nocciolo del dibattito stranamente sembra essere proprio la scelta dell’ubicazione del nuovo CCR in un’area che l’Amministrazione ha individuato a cavallo tra via Libertà e viale Kennedy, sebbene non fosse questo l’argomento all’ordine del giorno.

Infatti, il Consiglio comunale è chiamato ad esprimersi in merito alla variazione di bilancio per l’acquisizione del finanziamento ottenuto e non a discutere sull’ubicazione del CCR.

In pratica, si tratta di un atto dovuto, perché il Consiglio Comunale non può esimersi dall’iscrivere in bilancio un finanziamento ricevuto. Qualora ciò avvenisse, cioè se il Consiglio decidesse di rifiutare un finanziamento ottenuto, allora occorrerebbero delle valide e gravi motivazioni da sottoporre al vaglio della Corte dei Conti.

In caso di motivazioni fallaci o di poco conto (come potrebbe essere la questione dell’ubicazione), la Corte dei Conti potrebbe aprire un procedimento a carico dei consiglieri, che potrebbero essere costretti a corrisponderne di tasca propria.

Come non detto.

La parola al Consigliere Bologna

Il consigliere Bologna interviene, contestando immediatamente l’ubicazione del CCR ed anticipando il voto contrario da parte sua e del suo gruppo, dal momento che ritiene che, in una riunione di Giugno 2021, la Commissione consiliare Ambiente e Sviluppo del Territorio, di cui fa parte, avesse scelto per la realizzazione del CCR un terreno confiscato alla mafia, sito presso la Strada Statale 113, di fronte il Giardino della Memoria.

Da qui parte tutta un’accorata prosopopea sulla lotta alla Mafia, sul suo “averci messo la faccia” e sulla necessità di destinare questo bene sottratto al boss per la creazione di un CCR per «non fare contenti i mafiosi».

La fa diventare quasi una “questione di Stato”, come se questo terreno confiscato non si potesse più destinare ad altro. «Il bene confiscato alla mafia non avrà altre destinazioni e i mafiosi saranno più contenti», tuona Bologna, salvo, poi, essere categoricamente smentito dallo stesso Segretario comunale.

A poco sono serviti gli interventi del sindaco Nevoloso e del consigliere Pagano, volti a spiegargli, citando più volte il parere tecnico dell’Arch. Mallia, che, a causa di criticità legate alla burocrazia, quell’area non potesse essere destinata al CCR e che non ci fossero altre alternative nella scelta del sito.

E’ un complotto!!!

Niente, ormai, sempre più in preda ai suoi ricorrenti “deliri complottisti”, sempre più calato nei panni del nuovo Agente 007 della politica isolana e sempre più a suo agio sul set consiliare della sua surreale commedia di spionaggio intitolata “Si accettano miracoli”, il consigliere Bologna (nome in codice “Agente 025”), con l’intento di sgominare i suoi avversari politici, addirittura ipotizza fantomatiche macchinazioni e ordite trame, all’interno del Palazzo comunale, ben orchestrate dagli attuali amministratori per spostare il sito del CCR e «non intaccare la Statale 113».

E perché la Statale 113 non dovrebbe essere “intaccata” da un CCR? Quali inconfessabili “segreti di Stato” o utopistiche “trattative Stato-Mafia” potrebbero mai esserci dietro? Mah. Naturalmente, e come sempre, le sue ipotesi di complotto non vengono mai né motivate né suffragate da prove concrete e, pertanto, ci lasciano molto perplessi.

Il Regolamento per l’utilizzo dei beni confiscati alla mafia.

Ebbene, ritornando ai fatti, c’è da dire che, dzzzzzzzzzzza un lato, Bologna, infischiandosene di tutte le problematiche burocratiche attinenti al caso, accusa l’Amministrazione di non aver tenuto conto di quanto stabilito nel Giugno 2021 dalla Commissione Consiliare Ambiente e Sviluppo del Territorio («Voi ve ne siete fregati della Commissione»), ma, dall’altro, tradito dalla sua labile memoria, dimentica che proprio lui e il suo gruppo non si sono volontariamente presentati alla seduta consiliare del 24 dicembre 2021, per l’“approvazione del Regolamento per la disciplina dell’utilizzo dei beni confiscati alla criminalità organizzata, facenti parte del patrimonio indisponibile del Comune di Isola delle Femmine”.

Regolamento, poi, approvato, in quell’occasione, solo dai consiglieri della lista CambiAmo Isola (inclusi i dissidenti Dionisi e Rubino) e dal Presidente Rappa.

Di certo, bisogna capire se «i mafiosi saranno (stati) più contenti» nell’apprendere che colui che non perde occasione di professarsi continuamente e pubblicamente paladino della legalità e della lotta antimafia abbia coscientemente deciso di non presentarsi in Consiglio, sottraendosi intenzionalmente all’approvazione del regolamento che disciplina i beni confiscati alla Mafia.

Assenti… di faccia.

In questo caso, forse, il consigliere Bologna, la faccia non ha voluto mettercela. A prescindere dall’esito ormai risaputo di quella votazione in Consiglio Comunale, in queste particolari occasioni, occorre sempre pretendere di esserci, metterci la faccia, dare valore alle proprie parole con gesti tangibili, altrimenti si rischia di predicare bene e razzolare male.

Il gruppo di opposizione, anche in quella occasione, così come in altre, ha decisamente perso un’opportunità per dare coerenza alle parole ed ai proclami di questi anni.

Ma c’è di più. Nel successivo Consiglio comunale del 30 dicembre 2021, il consigliere Bologna giustificò la sua assenza e quella del suo gruppo alla seduta consiliare precedente, ritenendo che, a fine anno, meritasse maggiore considerazione la trattazione di un argomento, a suo dire, più importante, quale la situazione contabile del Comune di Isola delle Femmine e l’approvazione del bilancio di previsione.

Certo, col senno di poi, a distanza di 2 anni, e con un rinvio a giudizio che pende sulla sua testa come una spada di Damocle, proprio a causa di questioni contabili relative alla sua precedente legislatura, queste affermazioni fanno ancora più effetto.

Tuttavia, c’è da dire che, se questa giustificazione poteva risultare ragionevole in riferimento ad altri punti all’ordine del giorno, sicuramente, già allora, era apparsa incomprensibile di fronte all’esigenza di adottare uno strumento fondamentale per la gestione dei beni confiscati alla criminalità organizzata, soprattutto da parte di uno, come il consigliere Bologna, che ha fatto della lotta alla Mafia il suo vessillo di ostentazione.

La strana assenza della Consigliera Uva.

All’epoca, una enorme delusione suscitò anche il comportamento della consigliera Antonella Uva, nonché Presidente della suddetta Commissione consiliare, la cui assenza sembrò in antitesi col suo ruolo, vista anche la volontà di assegnare un terreno confiscato per la creazione di un CCR.

Sicuramente apparve alquanto contraddittorio ed incoerente discutere sulla realizzazione di un progetto relativo ad un bene confiscato alla mafia, per poi disertare la seduta consiliare in cui si approvava lo strumento principale che ne regolamentava la gestione.

Tornando ai fatti attuali, il Sindaco ribadisce, nel corso del Consiglio Comunale del 18 dicembre 2023, che il punto all’ordine del giorno chiede di esprimersi semplicemente in merito alla ratifica di una variazione in bilancio, ovvero alla possibilità di usufruire di un finanziamento già ottenuto, e che è possibile eventualmente discutere il problema dell’ubicazione in un altro momento o in un’altra seduta consiliare.

Successivamente, il consigliere Pagano sottolinea che, anche in caso di perdita di un finanziamento pubblico, si farebbe un favore alla mafia. Anche i consiglieri di Fratelli d’Italia si dichiarano concordi nell’approvare la variazione in bilancio per la realizzazione del CCR, indipendentemente dalla sua ubicazione.

Il CCR troppo vicino alla costa.

Invece, la consigliera Rossella Puccio aliasLady Golpe”, pur mostrandosi favorevole al finanziamento, dichiara di essere contraria all’ubicazione, perché troppo vicina alla fascia costiera.

Ma, bando alle ciance ed ai finti perbenismi! Siate sinceri, una volta ogni tanto, cari pseudopolitici travestiti da santoni! I cittadini non sono stupidi. Sù, dai, non prendeteci in giro, facendoci credere che, di colpo, vi siete trasformati in Greta Thunberg e che, da improvvisati adepti della rivoluzione verde e della transizione ecologica, avete sposato la causa ambientalista, convertendovi al movimento ecologista!

Se l’area prescelta non avesse avuto i requisiti di legge per la creazione di un CCR, ci sarebbero stati dei vincoli paesaggistici già in partenza. Abbiate il coraggio, invece, di dire chi dovete garantire. Quali interessi del singolo dovete preservare? Il consenso politico di quali cittadini dovete salvaguardare?

Siamo stanchi di pseudopolitici che, invece di guardare al bene della collettività e del paese in un’ottica a 360 gradi, adottano una politica ad personam, cioè esprimendo il loro voto in Consiglio per garantire gli interessi di una ristretta fetta di popolazione, solo per un mero ritorno in termini di consenso politico.

I voti di queste persone sono, poi, così importanti da sacrificare un finanziamento di quasi un milione di euro, destinato ad un’intera collettività? A quanto pare, per qualcuno di voi, sì.

La matematica non è un’opinione

Il consigliere Bologna, infine, conclude, affermando che, se l’Amministrazione sposterà il CCR nell’area confiscata alla mafia, allora il suo gruppo voterà a favore del punto all’ordine del giorno, salvo, poi, far prevalere il buon senso e la convenienza, consentendo l’uscita dall’aula di due sue consigliere (Antonella Uva e Giovanna Billeci), necessaria per permettere l’approvazione a maggioranza della proposta.

Infatti, la variazione in bilancio viene approvata dal Consiglio con 6 voti favorevoli (Pagano, Catania, Scarpa, Dionisi, Rubino e Rappa) e 4 contrari (Rossella Puccio, Bologna, Benedetto Nevoloso, Maurilio Puccio).

Per dovere di informazione, occorre peraltro ricordare, come fatto dal sindaco Nevoloso, che Bologna, nel corso dei suoi interventi, ha contestato aspramente l’area individuata dall’Amministrazione per il CCR (viale Kennedy), dimenticando, però, che proprio quel sito, negli anni passati, è stato autorizzato, con ordinanze sancite dall’art.191 del D.L. n.152/2006, proprio da lui stesso, in qualità di Sindaco, non come CCR, bensì come un’area che, sulla carta, doveva servire solo per la raccolta del vetro e degli ingombranti, ma che, nei fatti, si è trasformata in una vera e propria discarica.

Al momento dell’insediamento, è stata proprio l’Amministrazione Nevoloso a bonificare il sito, dato lo stato di degrado increscioso in cui versava da tempo.

In pratica, la sensazione che si è avuta è che Bologna, innescando tutta questa polemica sull’ubicazione del CCR, abbia voluto dare “un colpo al cerchio e uno alla botte”. Se, da un lato, sembra che abbia voluto mostrare “vicinanza” ad una esigua fetta di elettori contraria all’ubicazione del CCR in quella zona, dall’altro, però, ci ha tenuto a salvare le apparenze, facendo passare la proposta in Consiglio Comunale, in modo da non essere ritenuto responsabile di una eventuale perdita del finanziamento, ma, soprattutto, per non incorrere in altri guai con la Corte dei Conti (per carità, come se non gli bastassero quelli che ha già).

Insomma, un modo scaltro e molto “politico” di prendere in giro quei cittadini che non volevano il CCR in prossimità delle loro case. D’altronde, se Bologna avesse realmente voluto ostacolare la realizzazione del CCR in quell’area, aveva sicuramente tutti i numeri in Consiglio per farlo. Bastava non fare allontanare, al momento della votazione, le consigliere Uva e Billeci. In questo modo, sì che avrebbe avuto i numeri per far saltare tutto (6 voti favorevoli e 6 contrari = proposta bocciata).

Ma c’è di più. La questione del mancato utilizzo di un terreno confiscato alla mafia gli ha consentito, ancora una volta, di sfoderare tutto il suo ormai logoro e tanto millantato repertorio da “preconfezionato” paladino dell’antimafia, il perfetto vademecum di colui che diserta volontariamente le sedute consiliari in cui occorre approvare il regolamento per l’utilizzo dei beni confiscati alla criminalità organizzata, per poi venirci a fare, a distanza di due anni esatti, lezioni di etica e di morale sulla lotta antimafia.

A volte è meglio tacere e sembrare stupidi che aprire bocca e togliere ogni dubbio” (Oscar Wilde)

Daniele Fanale

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