21 Giugno 2024
CronacaIsola delle FemminePrimo piano

Montagna Longa: zia di un ex Sindaco di Isola delle Femmine tra le vittime della strage aerea

Sono passati esattamente 52 anni dal tragico evento che causò lo schianto, in fase di atterraggio, di un velivolo DC-8 dell’Alitalia contro Montagna Longa, monte tra Carini e Cinisi, a ridosso dell’aeroporto “Punta Raisi” di Palermo.

Erano circa le 22:23 del 5 maggio 1972, quando 108 passeggeri, insieme ai 7 membri dell’equipaggio, persero la vita nel volo di linea Alitalia AZ112, diretto a Palermo da Roma. Una calda serata pre-estiva senza vento, che faceva da preludio ad ottime condizioni meteo per il volo.

La coda dell’AZ112

Eppure quell’aereo, per motivi ancora oggi sconosciuti, non arriverà mai a destinazione. Nella tragedia, 50 donne persero i loro mariti e 98 figli rimasero orfani. Tante le piste seguite dalla magistratura, così come numerose sono state, nel corso del tempo, le ipotesi, ma anche le illazioni e le teorie complottiste.

Poche, al contrario, furono le indagini che seguirono alla tragedia, tali da far archiviare l’inchiesta dopo soli 9 giorni di lavori della Commissione nominata dal Governo.

Perché il volo Alitalia AZ112 si schiantò su Montagna Longa?

Si parlò di errore umano, guasto tecnico, incidente, attentato, complotto e quant’altro, ma, ancora oggi, rimane una vicenda, per certi versi, avvolta nel mistero. La teoria più accreditata, e con la quale fu chiuso ufficialmente il processo, fu quella dell’errore umano, le cui responsabilità post-mortem vennero attribuite esclusivamente al pilota, il Comandante Roberto Bartoli, sebbene avesse migliaia di ore di volo alle spalle ed una lunghissima esperienza.

Furono, invece, considerate semplici illazioni, le ipotesi relative ad uno stato di ebbrezza dei piloti, come dimostrato dall’autopsia che smentì la presenza di alcool o altre sostanze nel loro sangue.

Alcuni descrissero la dinamica del disastro aereo paragonandola ad una palla di fuoco che si era schiantata contro Montagna Longa. Queste testimonianze fecero sorgere il sospetto che a bordo del velivolo ci fosse una bomba o dell’esplosivo. Tesi che fu del tutto scartata dagli inquirenti.

Le ipotesi attentato.

Altre ipotesi, ancora oggi non dimostrate, parlarono di esercitazioni da parte della NATO o di attentato da parte della mafia, vista anche la presenza sull’aereo del sostituto Procuratore Generale di Palermo, Ignazio Alcamo, che aveva disposto il soggiorno obbligato per Antonietta Bagarella, compagna e poi moglie di Totò Riina, e per Francesco Vassallo, costruttore implicato nel Sacco di Palermo.

Rimasero vittime della tragedia anche Angela Fais, segretaria di redazione del giornale “L’Ora”, Antonio Fontanelli, Comandante della Guardia di Finanza di Palermo, il regista Franco Indovina, Alberto Scandone, giornalista e politico del Partito Comunista Italiano, e tanti altri, il cui nome è inciso sulla croce di metallo, eretta in loro memoria sul luogo del disastro, in occasione del primo anniversario, ad un anno dalla strage, su iniziativa di Mons. Vincenzo Badalamenti (all’epoca Arciprete di Carini).

Un’Isolana tra le vittime

Elisabetta Di Maggio insieme al padre, l’Avv. Vincenzo

Nella strage aerea, perse la vita anche una cittadina di origini isolane, Elisabetta Di Maggio, zia del più noto Vincenzo, Sindaco di Isola delle Femmine negli anni ’70 e ‘80.

Elisabetta nacque a Venezia il 22 maggio 1921. Dopo gli studi magistrali ed una specializzazione in lingue straniere, alla fine degli anni ‘50, dopo alcune esperienze lavorative, si trasferì a Salerno, dove aprì una Agenzia marittima che mantenne fino agli anni ’60. Da quel momento, invitata a dirigere un’importante Agenzia di viaggi a Roma, si trasferì nella Capitale.

Saltuariamente, tornava ad Isola delle Femmine per riabbracciare i suoi familiari. In occasione delle elezioni politiche nazionali del 7 maggio 1972, pensò di tornare nel suo paese di origine, per votare e, al contempo, per rivedere i suoi familiari. Pertanto, la sera del 5 maggio prese quel volo fatale, da cui non si salvò nessuno, perdendo la vita a soli 51 anni.

Il suo attaccamento alla Chiesa nelle sue ultime volontà

Anche se Elisabetta Di Maggio viveva lontano da Isola delle Femmine, i fatti successivi dimostrarono il grande attaccamento che aveva per il suo paese: nella borsa, che aveva con sé al momento dello schianto, fu trovato il suo testamento, in cui esprimeva la sua volontà di lasciare metà dei suoi consistenti beni immobili, che possedeva ad Isola delle Femmine, alla Chiesa Parrocchiale Maria SS. delle Grazie, a quel tempo affidata a Padre Francesco Bagliesi. Sicuramente, un atto di sentita devozione religiosa, ma, al contempo, di profonda magnanimità. Successivamente, la Parrocchia decise di vendere, in parte, tali beni ricevuti in dono dalla sua benefattrice.

«Mi trovavo a Roma, in quei giorni – racconta il nipote, Vincenzo Di Maggio, storico Sindaco di Isola delle Femmine – e lì ci fu un prolungato tira e molla tra me e mia zia per decidere la data in cui prendere l’aereo per tornare ad Isola: io cercavo di convincerla a partire con me il giovedì (4 maggio 1972, il giorno prima della strage aerea ndr), mentre lei cercava di convincermi a prendere l’aereo insieme a lei il giorno dopo, cioè il venerdì (5 maggio 1972 ndr)».

«Alla fine – prosegue – ognuno rimase della propria idea. Lei partì quel fatidico giorno e perse la vita a Montagna Longa, mentre io, come previsto, anticipai di un giorno la mia partenza, altrimenti non sarei qui a raccontare questa storia».

Di storie simili che si intrecciano all’interno di un comune destino è piena questa vicenda. Tuttavia, dopo 52 anni dalla famigerata tragedia, i familiari delle vittime sono ancora alla ricerca della verità, in attesa di giustizia e di risposte da parte dello Stato italiano.

Daniele Fanale

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