Palermo, 1 luglio 2025
È stato il giorno del giudizio quello andato in scena oggi al Palazzo dei Normanni dopo lo tsunami giudiziario che nelle scorse ore ha travolto per l’ennesima volta la politica siciliana e scosso l’opinione pubblica nazionale, a seguito del tam tam di notizie pubblicate sui giornali e scandito dagli avvisi di garanzia che avevano raggiunto il presidente dell’Assemblea regionale siciliana, Gaetano Galvagno, prima, la sua portavoce Sabrina De Capitani dopo e quindi l’assessore regionale al Turismo, Elvira Armata.
L’accusa, secondo la Procura di Palermo, è quella di avere elargito fondi pubblici per eventi culturali a fondazioni professionali ed enti, in cambio di incarichi e consulenze per il suo staff.
Gli scandali giudiziari dell’ARS

Uno scandalo, quello siciliano, che ha destato l’indignazione dell’opinione pubblica ma che soprattutto ha riacceso le polemiche dell’opposizione siciliana contro l’attuale governo regionale, reo di avere monopolizzato l’Assessorato al Turismo con un sistema clientelare corrotto e con un presidente del Parlamento regionale, secondo quanto sostenuto dall’Onorevole Ismaele La Vardera, fondatore del Movimento “Controcorrente”, ritenuto ormai incompatibile con la posizione rivestita dallo stesso Galvagno nel suo ruolo di presidente dell’Assemblea regionale siciliana.
C’erano tutti i volti noti e quelli meno noti, della politica siciliana, questa mattina nei corridoi del Palazzo dei Normanni, in attesa che il presidente Galvagno pronunciasse la sua arringa difensiva.
Gli Onorevoli e le inchieste
C’era Gianfranco Micciché, decano della politica nazionale e regionale e sotto inchiesta per peculato e truffa durante il suo mandato quale precedente presidente dell’Assemblea regionale siciliana.
C’era il deputato regionale Carlo Auteri, ex Fdi passato tra le fila della Nuova DC di Cuffaro e al centro di uno scandalo per fondi regionali elargiti ad associazioni di amici e parenti, denunciato dallo stesso La Vardera nel novembre dell’anno scorso.
La dichiarazione di Galvagno

E c’era anche il presidente dell’ Assemblea regionale siciliana Gaetano Galvagno, sostenuto dalla sua coalizione di centrodestra che a sua difesa, nella seduta parlamentare di oggi, dichiarava:
“Questa Assemblea non è un tribunale e questa seduta non è un processo. Se domani decidessi di dare seguito a questa richiesta di dimissioni finirei per affermare un principio a mio parere abbastanza discutibile: che un messaggio veicolato su canali digitali possa avere più peso della Costituzione. Rispetto il pensiero di tutti ma sottolineo che parliamo di un’indagine non conclusa e che eventualmente dovrà passare da tre casi di giudizio“.
La risposta di Ismaele La Vardera
Rispondeva a distanza l’Onorevole La Vardera che nel suo intervento in aula dichiarava:
“Aldilà dei principi di colpevolezza, la Costituzione dice che fino a sentenza passata in giudicato lei è innocente e qua nessuno dice che lei è colpevole. Però c’è una questione morale ed etica che viene prima a volte della politica, perché non possiamo semplicemente dire: “siamo tutti innocenti”. Per carità, io sposto la questione politica sui fatti che ho letto sulla stampa, e i fatti che ho letto sulla stampa denotano un sistema politicamente pericoloso, dove dei fondi pubblici sono stati dati a soggetti che a loro volta le avrebbero dato delle utilità e questo è un fatto che politicamente parlando rappresenta un elemento non secondario”.
E l’Assessore al Turismo?
Non era invece presente in aula l’altra indagata eccellente, l’assessore regionale al turismo Elvira Amata, che nelle scorse ore aveva così commentato la notizia dell’inchiesta aperta dalla Procura nei suoi confronti: “Posso soltanto dire che a gennaio mi è stata notificata una proroga di indagini, altro non so dire“.
Michelangelo Marino
