Terrasini. Chi ha visto il contadino al mercato?

Il mercato del contadino a Terrasini
Il mercato del contadino a Terrasini

C’erano una volta i contadini a Terrasini, paese delle due culture e delle due parlate, la marinara e la contadina. Mentre la pesca, un tempo vanto della cittadina, stagna nelle acque sabbiose del porto, dei contadini nessuna traccia. Eppure ne vennero censiti un gran numero per giustificare la richiesta di finanziamento al Gal golfo di Castellammare per la realizzazione di un mercato del contadino, prima ipotizzato in piazza Cataldo Naro, poi, come spesso accade per le localizzazioni delle strutture terrasinesi, vedi depuratore, spostato in piazzetta Titì Consiglio, nel cuore del centro storico. L’idea è buona, utilizzare il finanziamento per riqualificare un’area del centro storico. Ma i progetti non mediati e discussi con i cittadini spesso generano mostri e così è stato. Una mega struttura in acciaio, ammorbò la vista ai residenti che protestarono vivamente. Una fontana a raso, collocata in zona non interdetta al traffico, completò l’infelice parto architettonico. Il deputato regionale del Movimento Cinque Stelle, Giorgio Ciaccio, presentò una articolata denuncia alla Soprintendenza e si scoprì che il progetto era mancante di visto. Niente pensilina petrolifera quindi, ma il rimedio fu peggiore ancora: imposto un ridimensionamento del manufatto, di cui non si conoscono i dettagli, che può essere montato e smontato a seconda degli eventi. Ma nessuno ha mai visto montare alcunché in occasione dell’apertura del mercato del contadino. Un mercato con i prodotti della nostra terra, che produce, eccellenti ortaggi, olive, melenzane della qualità Regina, agrumi biologici. Ma il mercato è desolatamente vuoto. Venerdì 6 novembre la nostra immagine lascia vedere un solo venditore di prodotti caseari. Eppure se giriamo le vie della cittadina del golfo, tanti mercatari, anche abusivi, stazionano e vendono. Perché questo mercato è un fallimento? Sono le domande che un gruppo di cittadini si sono poste organizzando un sit in nella piazzetta con la fontana secca, i plinti d’acciaio che ricoprono, damnatio memoriae,  gli attacchi della struttura rimossa e le palle di pietra che ne delimitano il confine vuoto.

Antonio Catalfio

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