A Terrasini, paese costiero sul Golfo di Castellammare, un’orrenda ciminiera elettronica, in pieno centro urbano, svetta, come un palazzo a 5 piani, di badalamentiana memoria, deturpando il paesaggio – cartolina che accoglieva il visitatore, appena arrivato alle porte della cittadina. Si tratta di un’antenna per telecomunicazioni telefoniche, installata su un cortile provato, grazie ad un’amnesia degli uffici comunali, che hanno permesso col silenzio assenso l’installazione dell’alto pinnacolo. Subito dopo, dopo le proteste dei cittadini, l’amministrazione si accorge che esiste un regolamento apposito del Comune, che vieta espressamente manufatti di questo tipo in aree urbane e blocca tardivamente il completamento dei lavori. A Terrasini, può accadere che un sindaco emetta un’ordinanza di
demolizione e il proprio vicesindaco difenda questo tipo di installazioni come portatrici di progresso.
La politica, in passato, ha approfittato indirettamente dei lauti compensi derivati dall’installazione di antenne telefoniche, basta avere qualche amico e il gioco è fatto, si viene a sapere che la ditta cerca terreni o palazzi idonei e subito l’amico degli amici si fa avanti. Non è un riferimento a chi difende l’installazione, che con la proprietà del fondo non c’entra nulla. Anni fa è accaduto in piena piazza Duomo, in via Padre Cataldo e in via Giuseppe Garibaldi. Ma in due casi il progetto non è andato a buon fine per la sollevazione popolare. La cosa più riprovevole è che in questa cittadina si nega il diritto al paesaggio, al godimento individuale e collettivo di una natura meravigliosa. Quella cartolina di un paese affacciato sul mare, con la torre Mulinazzo all’orizzonte, un paesaggio compromesso da un’orrenda tubazione che svetta su tutte le case circostanti. In nome del progresso.
