Quelle d’Inverno son giornate trafficate. Usare l’automobile sarebbe quasi obbligo. Ma resta quel quasi in sospeso ogni volta che ci si ritrova fermi nei pressi di Corso Italia, per andare in qualsiasi direzione. Da lì, si va un po’ dovunque. Per quella strada passano tutti almeno una volta al giorno verso il centro, verso casa, verso la frazione di Villagrazia. E’ necessario sottolineare la presenza di scuole, attività commerciali con beni di prima necessità, strutture pubbliche, strutture della sanità, snodi dei trasporti e lo scheletro di tante dislocazioni abitative, venute su anche senza delle vere strade a servirle. Non ci sono veri parcheggi e nemmeno delle vere zone libere dalla circolazione veicolare. Colpevole conseguenza del pensiero degli anni, neanche tanto lontani, in cui lo sviluppo del centro abitato mirava solo a coprire quanto più suolo possibile per ottenere la maggiore rendita possibile. Senza pensare a quello che inevitabilmente sarebbe accaduto oggi: una nutrita serie di affluenti vanno verso il fiume principale ovvero Corso Italia, fino a raggiungere almeno due volte al giorno la piena del traffico, sia che piova sia che non piova. Si può facilmente immaginare il torrente in piena di veicoli che si affollano allo stesso orario. Purtroppo non si può fare a meno di notare che non si tratta di una situazione arginabile. Ogni cittadino considera l’automobile una sua diretta emanazione, disconoscendo di fatto l’intelligenza di scegliere alternative alla stessa. Financo percorsi alternativi che lo mettano al riparo da ulteriori attese. Non c’è in corso un intervento diretto sul traffico dei veicoli a motore e pare difficile che le attuali sanzioni previste dal Codice della strada siano dei deterrenti efficaci. I nuovi residenti hanno già imparato facilmente a violare sistematicamente il Codice, copiando i comportamenti sbagliati dei padroni di casa. Questo fiume ha una piena sempre pronta e come tutti gli altri fiumi che a volte si riappropriano del loro naturale alveo, prima o poi presenterà il conto ai carinesi. Sotto forme disparate. Ma sarà inesorabile.
