Viaggio a Capo Granitola, il nuovo libro di Gianluca Serra

Esistono luoghi che lasciano un’impronta emozionale che viene poi elaborata, spesso in maniera inaspettata, nel tempo. La pubblicazione di un taccuino di disegni a carboncino del maestro Pietro Asaro, la potente e desueta capacità evocativa del disegno, scatena in Gianluca Serra, l’esigenza di pubblicare il racconto di un luogo magico come Torretta Granitola, luogo di infanzia, di affetti e di formazione. Viaggio a Capo Granitola – Trapani, Quick Edizioni, pagine 193, Euro 20.00 – è una pubblicazione singolare, affascinante nella sua anomalia, ci accompagna, dopo la sezione dei disegni a carboncino di Pietro Asaro, nei racconti che viaggiatori, cartografi, fecero  di quel tratto di costa e di mare che è al centro tra Selinunte e Mazara. Singolare a cominciare dal formato ad album, scelta non casuale e messaggio subliminale al lettore del viaggio che l’attende.

Gianluca Serra

Il libro inizia con una presentazione di Giovanni Purpura, studioso di storia siciliana, di archeologia e cartografia, una prefazione di Antonino Cusumano, presidente dell’Istituto Euroarabo e direttore della rivista Dialoghi Mediterranei, e l’introduzione dello stesso autore che ci spiega, fin dall’inizio, l’idea primigenia di fissare nella memoria storia e luoghi di questa fascia di terra costiera tra Selinunte e Mazara del Vallo di antichissima nobiltà. “La pubblicazione dei carboncini su Torretta Granitola del

Pietro Asaro. Faro di Torretta Granitola. Carboncino su carta 2020

maestro Pietro Asaro – scrive Gianluca Serra – offre l’occasione per alcune riflessioni sul senso che ancora può avere il racconto di un luogo fatto attraverso il disegno. Nell’epoca del fast food mediatico, immagini ed emozioni per la visita di un luogo tendono a farsi oggetto di consumo istantaneo di Internet. Un post può, infatti, registrare luogo, data, persone presenti, emozioni provate. Fino a qualche tempo fa – continua Serra – la visita di un luogo e più in generale l’esperienza di un viaggio, si accompagnavano ad azioni tutt’altro che istantanee, con la cartolina, compartecipe essa stessa del viaggio, espressione di un mondo lento a trazione di francobollo. c’erano poi le fotografie e scattarle non era poi un gesto scontato come lo è nell’epoca degli onnipresenti cellulari factotum e ancor prima che la fotografia analogica irrompesse nella modernità c’era, infine, la nobile pratica dei giovani viaggiatori stranieri del Grand Tour, di compilare dei carnets de voyage, dove agli scritti si accompagnavano schizzi e disegni, talvolta acquarellati. L’idea di questo libro nasce quasi spontaneamente dall’amore per un luogo che fa parte del ‘lessico famigliare’ e si evolve in un racconto del territorio per brani che ne inseguono il genius loci, l’identità profonda. Viaggio – conclude l’autore – è termine pesato, meditato: il lettore non trova ‘Storia di Capo Granitola’ in copertina perché la scrittura sulla storia di un luogo richiede un preciso statuto e metodo scientifico, Viaggio ha più a che fare con la geografia, lo spostamento fisico e simbolico verso un luogo, i suoi spazi reali e le sue topografie simboliche”.

Viaggio a Capo Granitola è una pubblicazione da assaporare riscoprendo il gusto della lentezza, inizia proprio come un taccuino di viaggio con i disegni a carboncino di Pietro Asaro, continua con un prezioso glossario del territorio dove storia, archeologia, architettura, cartografia, toponomastica, economia, fotografia cinema si fondono sincronicamente sull’albero diacronico della storia di un territorio. Una sorta di “Breviario mediterraneo” che dall’omonimo libro di Predrag Matvejevic trae dichiarata ispirazione. Una pubblicazione che ha il prezioso merito di invogliarci alla scoperta e riscoperta di un territorio che merita cura e protezione.

Antonio Catalfio