Montagna Longa, il volo AZ112 e 50 anni di misteri.

Sono trascorsi 50 anni da quella maledetta notte, quando 115 persone persero la vita sul crinale di Montagna Longa a causa dello schianto del volo Alitalia AZ112 proveniente da Roma.

Una sciagura ancora oggi non configurabile in maniera definitiva tra: errore umano, guasto tecnico, incidente, attentato…

Lo scorso 5 maggio un lungo serpentone di fuoristrada ha raggiunto la grande Croce fatta collocare nel Primo Anniversario su iniziativa di Mons. Vincenzo Badalamenti (all’epoca Arciprete di Carini) il 5 maggio 1973, dall’ing. Salatiello della Keller, che nell’incidente aveva perso una figlia.

Il video del pellegrinaggio

Cosa accadde quella sera alle 22:23 circa forse non lo sapremo mai, anche perché l’inchiesta che seguì alla tragedia venne chiusa in pochissimo tempo, 9 giorni di lavori della Commissione a nomina governativa. I resti dell’aereo vennero dispersi e ad oggi non si sa che fine fecero. Non vennero eseguite le autopsie sui pochi corpi rinvenuti in buone condizioni, visto che la maggior parte degli altri erano come disintegrati. Di certo non vennero cercate prove in merito ad un possibile attentato, scaricando subito la colpa sui piloti e su un loro errore.

Solo che la terna di ufficiali presenti in cabina di pilotaggio era di elevate capacità, compreso il responsabile dei motori dotato anch’egli di brevetto di volo. Come per tanti altri misteri italiani venne screditato il Comandante del volo, Roberto Bartoli, accusato post mortem di avere problemi di vista, ubriaco se non addirittura drogato. Tesi poi totalmente smentite dall’autopsia. Un Ufficiale con oltre 8.000 ore di volo sulle spalle, con 57 atterraggi a Punta Raisi e che addirittura aveva accompagnato Papa Paolo VI nel suo viaggio in India.

E’ stato un attentato?

Qualcuno ipotizzò la possibilità di un attentato, ma venne subita accantonata. Non c’erano i presupposti.

Sull’aereo, partito da Roma alle 21:35, erano presenti 107 cittadini che tornavano a Palermo, più 8 membri dell’equipaggio. Era un venerdì sera, il cielo era sereno, tempo bello e senza vento.

Nelle piazze dei comuni si tenevano gli ultimi comizi per la chiusura della campagna elettorale delle Elezioni Politiche, le prime “anticipate” della storia repubblicana italiana dopo lo scioglimento delle Camere da parte del Presidente Leone. Era un periodo politico molto caldo, a seguito dell’autunno caldo del 1969: era stata approvata la legge sul divorzio, era nato lo “statuto dei lavoratori” ed era stata appena costituita la Commissione Parlamentare Antimafia, ma era anche stato sventato da poco il cosiddetto “Golpe Borghese” e nasceva il “terrorismo nero”.

Ci eravamo occupati del volo AZ112 già alcuni anni fa, 8 anni fa per la precisione, con un articolo che evidenziava le strane anomalie di quanto accaduto, con molti dettagli e tanti dubbi.

L’ipotesi della bomba a bordo

L’ipotesi della bomba ed il conseguente incendio

La ricerca di testimonianze, tra le memorie dei carinesi, porta però a nuovi spunti e nuovi dubbi, oltre a tristi ricordi. A maggior ragione considerato quanto evidenziato dal Prof. Rosario Ardito Maretta, autore di uno studio-perizia che evidenzia la possibile presenza di una bomba a bordo dell’aereo, che lo ha reso ingovernabile causandone lo schianto. Qui la sua intervista al TG3 Sicilia di qualche tempo fa.

Nuovi dubbi che, come i punti da unire sulle “parole crociate”, sembrano sempre più ricostruire una verità storica che negli anni della tragedia non era nemmeno pensabile, quando della mafia non si conosceva quasi nulla e magistrati e giornalisti venivano eliminati per impedire che si scoprissero i legami tra la stessa, la politica, la massoneria e certa imprenditoria. Solo grazie al lavoro di un pool di magistrati si arrivò negli anni ’80 a creare uno squarcio, con il pentimento di Tommaso Buscetta che raccontò per filo e per segno l’organizzazione ed i suoi legami.

Inchieste che costarono la vita di tanti altri magistrati, poliziotti ed ancora giornalisti e, nell’anniversario del 50° di Montagna Longa e del 30° di Falcone e Borsellino, è possibile che una nuova luce possa essere fatta su altri misteri, sempre che lo Stato sia pronto a processare parte di se stesso.

Nell’immediatezza dello schianto su Montagna Longa si aggiravano soccorritori di ogni genere, passati inosservati ai più. Certo è strano che molte figure apparentemente indipendenti oggi appaiano invece unite da uno strano filo della storia. Persone che nulla avevano a che fare con quanto accaduto si trovavano casualmente (?) lì ed alcune storie del territorio carinese e palermitano, passato, presente e futuro, si intrecciano tra loro passando per Montagna Longa. Certo è strano.

Gli strani intrecci

Una delle storie vede protagonista il dott. Ignazio Alcamo, morto anche lui su Montagna Longa. Era a capo della Sezione Misure di Prevenzione della Procura di Palermo ed aveva proposto per il soggiorno obbligato il costruttore palermitano Francesco Vassallo (vedi qui chi era) e Antonietta Bagarella, compagna ed in seguito moglie di Totò Riina, ritenuti soci di fatto. Vassallo aveva enormi interessi a Carini, dove in quegli anni stava costruendo centinaia di ville e villette dopo aver cementificato mezza Palermo. Ovviamente a gestire i suoi interessi sul territorio carinese c’erano carinesi ma anche diversi nomi importanti della storia palermitana di quegli anni.

La coda dell’AZ112

Siamo nell’anno del sequestro Cassina, per il quale sarà condannato don Agostino Coppola, il prete originario di Partinico che officiava a Carini nella chiesa di San Giuseppe alla Stazione e nella quale venne trovata parte del riscatto anche di altri sequestri. Ad indagare su Coppola era l’allora Capitano Russo dei Carabinieri, lo stesso che su ordine dell’allora Colonnello Dalla Chiesa coordinava i soccorsi su Montagna Longa e che a Carini seguiva alcuni “personaggi emergenti”. Pare che uno di questi si trovasse stranamente su Montagna Longa nella mattina dei primi soccorsi. Cosa ci facesse è un mistero, così come è un mistero perché si fosse interessato il Capitano Russo affinché non venisse intralciato.

Il Capitano Russo, diventato in seguito Colonnello, verrà ucciso pochi anni dopo a Ficuzza da Leoluca Bararella.

Era in fiamme o forse no…

Diversi testimoni raccontarono di aver visto l’aereo in fiamme, sul lato dell’ala destra, prima che si schiantasse sulla montagna. Curiosamente è la stessa ala attenzionata dalla perizia del prof. Maretta. Altri dicono di non aver visto nulla di anormale. In effetti a seconda della collocazione dei testimoni sul territorio di Carini, in riferimento alla traiettoria di volo dell’AZ112, sono valide entrambe le ipotesi. Chissà se hanno mai geolocalizzato la traiettoria dell’aereo e collocati i testimoni.

Noi intanto raccogliamo nuove testimonianze, tutte inedite rispetto alle indagini, che ci raccontano storie di pietà umana e non solo.

Dopo 50 anni ancora testimonianze inedite

Tra queste quella del sig. Vincenzo Gelardi, uno dei primi ad arrivare sul posto, ai tempi radioamatore dilettante che si premurò ad aiutare i primi soccorsi, giunti sul posto senza avere la minima idea a cosa stavano andando incontro. Di seguito la sua intervista.

I misteri del disastro di Montagna Longa ancora non trovano soluzione. E’ un intersecarsi di storie che sembrano indipendenti ma che invece si incrociano e si collegano. Scriverne la storia è complicato ma deve essere fatto, per onorare 115 innocenti e le loro famiglie che ancora oggi chiedono la verità.

Ambrogio Conigliaro

Giornalista pubblicista, guida AIGAE ed esperto di educazione ambientale, nel 2005 fondo Il Vespro dopo aver collaborato per anni con Carini Oggi. Lavoro per Legambiente nella Riserva Naturale Grotta di Carburangeli.