17 Giugno 2024
Isola delle FemminePoliticaPrimo piano

Comune di Isola delle Femmine in dissesto: amara sorpresa nell’uovo di Pasqua firmato Bologna

Cala il sipario sulla disastrosa gestione economico-finanziaria 2014-2020 targata Bologna. La Pasqua 2023 ha finalmente schiuso l’uovo, covato, per tanti anni, dall’ex sindaco Bologna e dalla sua passata amministrazione.

La sorpresa, per nulla inaspettata, è stata, a dir poco, amarissima per tutti gli Isolani. Infatti, il 5 Aprile scorso, il Consiglio comunale è stato costretto ad approvare la dichiarazione di dissesto finanziario, con 5 voti favorevoli da parte dei consiglieri di CambiAmo Isola, guidati dall’Avv. Pagano, e 3 voti contrari dell’opposizione capeggiata da Stefano Bologna.

Per non rischiare (in tutti i sensi), i consiglieri Maurilio Puccio ed Antonella Uva, estranei alle vicende passate, preferiscono, ad un certo punto, abbandonare l’aula, non partecipando alla votazione finale. Nonostante la primavera sia già arrivata da qualche settimana, lasciandosi alle spalle il gelido inverno, pare che il consigliere Maurilio Puccio non si sia ancora risvegliato dal suo profondo e soporifero letargo, cullato dalle braccia di Morfeo, tra una ninna nanna e l’altra di Stefano Bologna. Shhhh…Silenzio! Buonanotte e sogni d’oro!

La consigliera Gianna Billeci, anche lei apparentemente estranea alle vicende pregresse, invece, preferisce restare ed esprimere voto contrario, per fare le veci del padre, in segno di una ossequiosa e riconoscente continuità col passato, a dimostrazione che la sua presenza altro non è che una mera sostituzione familiare di convenienza.

Il consigliere pescatore Benedetto Nevoloso, molto più dei suoi pesci, continua imperterrito ad “abboccare all’amo”… di Stefano Bologna. Grande assente il Presidente del Consiglio, Piero Rappa, insieme alla sua comare, Rossella Puccio, entrambi facenti parte della passata Amministrazione Bologna, finita sotto la lente di ingrandimento della sezione di controllo della Corte dei Conti.

Entrambi appartenenti attualmente al “Gruppo misto”, una specie di girone dantesco degli ignavi, ossia di coloro che stanno lì, in qualità di passivi spettatori, alla continua ricerca di “trattative”, nell’attesa che gli altri facciano la prima mossa, per potere, poi, in futuro, chiedere ed ottenere il “biscottino”, ovvero il massimo risultato politico con il minimo sforzo istituzionale.

La consigliera ed ex assessore Rossella Puccio, già dal 16 settembre 2022, ha temporaneamente svestito i panni di Lady Golpe, per stare a guardare, in attesa di trovare il momento più propizio per sferrare l’attacco finale e, con un colpo di coda, cercare di assicurarsi una collocazione politica per lei più vantaggiosa, che possa darle quella poltrona che lei pensa di meritare.

Naturalmente, per il ruolo istituzionale ricoperto in entrambe le legislature, ma anche per il totale appoggio personale ed istituzionale accordato alla Giunta Bologna, durante l’approvazione dei Bilanci passati (oggi sotto indagine), l’assenza del Presidente Rappa è quella che sicuramente fa più scalpore, così come giustamente sottolineato, in apertura, dal vicepresidente Dionisi (dal minuto 13:30 a 24:00), che, per l’occasione, ha assunto (egregiamente) le redini della seduta consiliare.

La differenza tra i due nell’interpretare il ruolo di Presidente è stata oggettivamente palese a tutti, dal momento che il consigliere Dionisi ha mostrato una competenza, una padronanza ed una personalità politica a cui non eravamo più abituati (e senza suonare, nemmeno una volta, quel fastidiosissimo campanellino tanto caro a Rappa).

Questo, a dimostrazione del fatto che, attraverso la propria caratura politica, si può esercitare ugualmente la propria autorità ed ottenere il rispetto dell’assise, senza tutte le volte alzare la voce o ricorrere necessariamente all’ausilio di rumori molesti.

L’assenza del Presidente Rappa, così come quella di Rossella Puccio, se da un lato denota mancanza di coraggio e di senso di responsabilità verso le sorti del proprio paese, dall’altro rappresenta una facile scappatoia per chi vuole evitare di esporsi, non solo pubblicamente, ma soprattutto giuridicamente, di fronte ad una situazione così complicata, perché è chiaro che, nella loro scomoda posizione, qualunque cosa avessero fatto, avrebbero comunque sbagliato.

Tuttavia, non presentarsi è sbagliare dieci volte tanto. In politica, così come nella vita, occorre osare e mostrare carattere e personalità, assumendosi le responsabilità delle proprie scelte passate, presenti e future, e, se è il caso, cambiare anche idea, quando ci si accorge di aver commesso un errore o di essersi fidati della persona sbagliata.

Tuttavia, è chiaro che, in questa circostanza, non è per niente facile, dato che la posta in palio è parecchio alta.

Se il voto favorevole non era minimamente contemplato da parte loro, probabilmente per il forte imbarazzo che le loro scelte passate avrebbero potuto generare, il voto contrario li avrebbe messi ancor di più a rischio, nell’eventualità che, in futuro, la vicenda politica, al vaglio della Corte dei Conti, possa avere dei risvolti negativi.

In virtù di quest’ultimo aspetto, l’astensione dal voto, in presenza, sarebbe stata identica al voto contrario. L’assenza era l’unica via d’uscita. In ogni caso, non presentarsi non salverà loro la pelle, qualora, un domani, la Corte dei Conti dovesse ravvisare delle specifiche responsabilità in merito al dissesto finanziario.

Tuttavia, occorre riconoscere la profonda religiosità di Piero Rappa che, ogni anno, decide di calarsi appieno nel clima pasquale della Settimana Santa, indossando la toga di Ponzio Pilato, come fece anche l’anno scorso durante la seduta consiliare del 13.04.2022.

In quell’occasione, era presente, ma abbandonò l’aula al momento della votazione. E sapete cosa era chiamato a votare? La delibera che proponeva, come misura correttiva finale, la dichiarazione di dissesto finanziario! All’epoca, il suo defilarsi causò la bocciatura della proposta (5 voti favorevoli e 5 contrari). Ora (05.04.2023) come allora (13.04.2022) era il mercoledì Santo. Strane coincidenze.

Il consigliere Bologna, nel corso del suo intervento, preferisce, invece, accostare la figura di Piero Rappa a quella di Giuda, «visto che ne ricorre l’anniversario in questi giorni» (dal minuto 1:36:15 a 1:36:43).

Il consigliere Dionisi, esprimendo il suo profondo dissenso in merito al comportamento di Piero Rappa, chiede formalmente le dimissioni di quest’ultimo dalla sua carica, assicurando, qualora ciò non avvenisse, di dimettersi, a sua volta, dalla carica di Vicepresidente, non volendo avere a che fare «con una Presidenza che ha contribuito, in maniera forte, a questo dissesto finanziario» (dal minuto 21:55 a 23:55).

Dal canto suo, il consigliere Bologna preannuncia la ferma opposizione alla dichiarazione di dissesto, accusando il Responsabile economico-finanziario, Deborah Puccio, il Sindaco e il consigliere Pagano di avere pianificato a tavolino questa mossa, con l’intento di eliminarlo politicamente. Roba da servizi segreti internazionali. Manco ci trovassimo di fronte allo scandalo Watergate.

Ma Bologna, come sempre, non ce la racconta giusta. Cerca sempre di mistificare la realtà dei fatti, per fuorviarci dalla verità. Bisogna ammetterlo: in questo non ha rivali. E’ un abilissimo stratega. E’ chiaro che Bologna aveva tutto l’interesse a non approvare il dissesto per tre motivi principali:

1) perché sarebbe stata una vera e propria ammissione di colpa, cioè votare a favore significava rinnegare se stesso e confessare pubblicamente di avere gestito malissimo il paese, dal punto di vista economico-finanziario, portandolo allo sfacelo;

2) il dissesto potrebbe configurare una colpa che, se giuridicamente accertata dalla Corte dei Conti e dagli organi preposti, potrebbe costare, in futuro, a lui e a quelli che, nella passata amministrazione, si sono fidati di lui (assessori e consiglieri), l’accusa di danno erariale, mettendo a rischio le tasche personali di tutti loro. Forse dietro questo accanimento contro la dichiarazione di dissesto e dietro questa tanto ostentata benevolenza dichiarata verso i cittadini isolani si celano biechi intenti di convenienza personale?

3) la mancata approvazione, negli anni addietro, del Rendiconto 2019, di sua pertinenza (approvato l’anno scorso solo dai consiglieri dell’Amministrazione Nevoloso), rappresentava per Bologna, già all’epoca, il punto di non ritorno. Significava scegliere di proseguire su quella strada, a qualunque costo, pur di rimanere saldamente ancorato alla poltrona, anche nella successiva legislatura. Approvare, in prossimità delle elezioni amministrative del 2020, quel Rendiconto, da cui emergeva un disavanzo di 4.890.125,72 € (quasi 5 milioni di euro!), significava autocertificare il suo fallimento politico e quello della sua amministrazione, decretando la sua scomparsa definitiva dalla scena politica. L’approvazione di quel Rendiconto non poteva essere altro che il preludio alla successiva dichiarazione di dissesto finanziario ovvero l’anticamera del suo suicidio politico. Pertanto, approvare, adesso, questo dissesto finanziario significava sconfessare la strada intrapresa anni fa e fare dietrofront, col rischio di dover fare pubblica ammenda delle sue colpe.

Ma, se, come più volte da lui stesso dichiarato in questa seduta consiliare, Bologna aveva i numeri in Consiglio per poter bloccare questo dissesto finanziario, perché non lo ha fatto?

E, di certo, non possiamo credere alla sua subdola e banale scusa di voler lasciare libero arbitrio all’attuale amministrazione («Voi l’avete voluto…è una vostra scelta»).

Come mai, allora, non ha adottato lo stesso principio anche in altre occasioni?

Come mai ha preferito bocciare altre proposte e delibere dell’Amministrazione Nevoloso, come, per esempio, l’emendamento TARI, proposto dal Sindaco il 31 Agosto 2022, che prevedeva di ripartire, in maniera più equa, il carico TARI, a vantaggio delle tasche dei cittadini (65% sui cittadini e 35% sulle utenze non domestiche)?

Anche quelle erano scelte che potevano essere lasciate agli amministratori. No, questa giustificazione e questa sua finta accondiscendenza fanno acqua da tutte le parti.

Al contempo, però, non consentirne l’approvazione avrebbe comportato l’azzeramento del Consiglio comunale, vista la diffida del commissario ad acta, letta in apertura di seduta dal Vicepresidente Dionisi (dal minuto 2:00 fino a 12:30), che “intimava” di dichiarare il dissesto finanziario entro 30 giorni, altrimenti si sarebbe provveduto, in via sostitutiva, con conseguente scioglimento del Consiglio comunale.

Far azzerare il Consiglio significava, per il consigliere Bologna, perdere la possibilità di avere una poltrona e, come dichiarato, con estrema franchezza, dal consigliere Giuseppe Rubino, significava tornarsene a casa e perdere l’opportunità di «continuare a fare i suoi teatrini».

Non «continuare a fare i suoi teatrini» significava perdere anche quei 4 amici al bar.

L’unica scelta di convenienza, veramente obbligata per il consigliere Bologna, non poteva che essere quella di fare in modo che l’approvazione della dichiarazione di dissesto ci fosse, ma solo con l’avallo dei consiglieri di CambiAmo Isola, in modo tale da cercare di limitarne i danni ed uscirsene “pulito”, sotto tutti i punti di vista, provando ad addossare tutte le colpe del suo disastro al Sindaco ed all’attuale Amministrazione.

Ma “non tutte le ciambelle riescono col buco”, a parte quello lasciato nelle casse comunali dall’Amministrazione Bologna.

Daniele Fanale

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