Perché non abbiamo scritto sulla morte di Simona Cinà proponendovi una falsa verità

Palermo, mercoledì 6 agosto 2025

È la mattina di sabato 2 agosto quando le prime notizie sulla morte di Simona Cinà arrivano alla nostra redazione: sono pochi e frammentati elementi quelli che raccogliamo sul decesso della giovane studentessa di Capaci, rinvenuta esanime all’interno di una piscina in una villa a Bagheria dove la notte prima si era svolta una festa di laurea alla quale la ragazza stava partecipando.

La prassi vorrebbe che ci si recasse direttamente sul posto, a Bagheria, in quella villa con piscina dove la giovane ha trovato la morte, nel frattempo interdetta a stampa e curiosi dai Carabinieri, attendendo le prime dichiarazioni degli inquirenti o raccogliendo magari i commenti di qualche testimone disposto a parlare con noi giornalisti.

Proviamo a mettere insieme ulteriori elementi, a fare delle telefonate e a parlare con altri colleghi in attesa di salire in auto e andare sul posto per verificare di persona quanto è realmente accaduto in quella villa la notte prima.

Poche notizie tanti “racconti”

Ma ciò che riusciamo a raccogliere sulla tragica vicenda di Simona Cinà è ancora troppo poco; quando ci muoviamo per andare a Bagheria per realizzare il servizio, i primi articoli di giornale sono già usciti e la notizia della morte della ragazza viene già data dalla stampa locale e nazionale, col tipico tam tam martellante che viene scandito dai titoli di giornale in prima pagina e dagli speciali televisivi mandati in onda per tutta la giornata.

A questo punto non rimarrebbe che fare come spesso si fa in questo mestiere: leggere gli articoli già pubblicati da chi ha raccolto più informazioni, oppure è stato più veloce nello scrivere il pezzo e riportare ugualmente il fatto di cronaca sulla propria testata, limando ed aggiungendo dettagli e aneddoti, che in casi come questo spesso si tirano fuori dal “cilindro” che ciascun cronista ha e che ha riempito con anni e anni di articoli e servizi di cronaca.

Le notizie “copia e incolla”

Un autentico copia e incolla, quello svolto da chi (ri)scrive l’articolo, che ha come scopo quello di dare ugualmente la notizia anche in assenza di elementi di prima mano, ma che spesso non tiene conto di una pericolosa eventualità non affatto remota in situazioni come questa: quella di riportare notizie incomplete o peggio, non veritiere.

In caso delicato come quello di Bagheria, questa prassi non farebbe altro che creare disinformazione tra i lettori, arrecare illusioni – e quindi dolore – alla famiglia della vittima e dare versioni discostanti dei fatti realmente accaduti, offrendo in pasto all’opinione pubblica aneddoti fantasiosi e dettagli spesso crudi, che seppur non verificati e confermati dagli inquirenti, fanno sempre notizia.

Dall’avvenuta rimozione di bicchieri e bottiglie di alcolici da parte di ignoti, prima dell’arrivo in villa dei Carabinieri, alla sparizione dei vestiti della ragazza durante i primi rilievi, dal silenzio dei giovani presenti all’arrivo dei militari dell’Arma, alla presenza di sangue all’interno della villa.

La smentita dalla Procura della Repubblica di Termini Imerse

Tutti fatti non veritieri che, tra un articolo e un servizio televisivo, hanno contribuito ad alimentare dubbi sulla vicenda della morte di Simona ed a distorcere la realtà dei fatti, al punto da spingere la stessa Procura di Termini Imerese, titolare delle indagini sulla morte della ragazza, a smentire con una nota quanto riportato dalla stampa.

La deontologia del nostro lavoro di giornalisti ma soprattutto il buon senso, vorrebbero che le notizie, prima di essere date, venissero verificate e documentate in prima persona da chi scrive, con elementi concreti ed evidenti.

Noi non abbiamo scritto sulla morte di Simona proprio perché non avevamo questi elementi e queste certezze così come spesso è già capitato altre volte nel nostro lavoro di giornalisti de Il Vespro.

E non abbiamo nemmeno riportato macabri dettagli o fantasiose ipotesi sul come e sul perché Simona sia morta, sui minuti antecedenti la morte in piscina, documentati dai video degli amici presenti quella notte in villa e dati in pasto ai social e all’opinione pubblica senza alcun rispetto per il dolore dei familiari della ragazza.

Scriveremo di Simona Cinà e della sua tragica scomparsa a vent’anni, durante una notte estiva che doveva essere una festa, un inno alla giovinezza e alla spensieratezza, limitandoci a riportare i fatti, quelli ufficiali provenienti da fonti legittimate a farlo dal proprio ruolo istituzionale: lasciamo ad altri la spettacolarizzazione del dolore.

Noi siamo giornalisti.

 

 

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