Pian piano ci avviciniamo ai nostri giorni e, dalle carte in nostro possesso, cominciano a delinearsi le strategie attuate per trasformare una delle prime lottizzazioni realizzate a Carini in assenza di Piano Regolatore, in un residence esclusivo dove nessuno può entrare. Circondato da recinzioni con filo spinato, con abusi edilizi commessi sul pubblico demanio marittimo a uso esclusivo dei fruitori delle ville.
Siamo alla nascita del toponimo “Marinalonga“, sino al 1972 inesistente e coniato dalla famiglia Longo, quando costituisce una società immobiliare creata per effettuare speculazioni edilizie sul territorio: “Marinalonga SpA“.
A questi link le puntate precedenti: prima puntata – seconda puntata
Ricomincia il racconto… e cominciano i misteri.

L’8 marzo 1968 il Comune di Carini, a firma del Sindaco Bernardo Mannino, rilascia il nulla osta per la realizzazione delle restanti ville, definite “villini non di lusso”, con un unico numero di licenza edilizia. La licenza è vincolata all’atto d’obbligo predisposto dal Prof. Virga e sottoscritto dai 3 fratelli.
Tra le altre clausole inserite nel nulla osta, che è la vera e propria concessione edilizia e porta il numero 2082, viene specificato che: “Per eventuale occupazione di aree stradali si deve ottenere speciale autorizzazione dell’Ufficio Comunale. Le aree così occupate devono essere restituite nel pristino stato a lavoro ultimato.” … “Subordina il rilascio dei singoli certificati di agibilità ed abitabilità alla contemporanea attuazione delle opere primarie di urbanizzazione primaria, relativamente ai singoli villini”.
E quindi evidente come le opere primarie di Marinalonga: strade, marciapiedi, illuminazione, piazze e slarghi, siano vincolati ad uso pubblico, non siano alienabili (vendibili) né cedibili. La violazione di questa clausola renderebbe tutto quanto costruito a Marinalonga abusivo.

Ma andiamo avanti, perché da qui in poi cominceranno ad accadere fatti curiosi. Riportiamo i più importanti.
La prima Concessione Demaniale
Nel novembre 1968, su richiesta di Longo Alfredo, la Capitaneria di Porto di Palermo rilascia la Concessione Demaniale n°487/68 della durata di 14 mesi (sino al 31/12/1969) per l’occupazione di 48 mq di demanio marittimo per: “potervi istallare un capannone per ricevere barche, in lamiera ondulato sorretto da tubi del tipo Innocenti e copertura metallica”.
La sua collocazione inizialmente è prevista al confine della proprietà con il Baglio di Carini, dove in questi anni è stata istallata la piattaforma del Marrakech Beach. Poi viene spostato all’estremità Ovest della proprietà, in pratica dove lo scorso anno è stata realizzata la pedana in legno alla fine della via dei Platani.
In pratica con la realizzazione del capannone impediscono ogni possibile accesso dal lato Cinisi a chi volesse raggiungere dagli scogli quel tratto di costa che da lì porta al Baglio di Carini. E proprio al confine con il Baglio, vengono collocati grossi massi e una recinzione metallica.
Nell’agosto del 1969 i 3 fratelli Longo ottengono l’abitabilità di uno dei villini, rilasciata dal Sindaco avv. Bernardo Mannino, ma non si fa menzione alla cessione obbligatoria delle opere primarie di urbanizzazione, come previsto dall’atto d’obbligo e dal nulla osta a costruire.
L’atto d’obbligo non si trova più già nel 1972.

Con ben 3 note: n. 847 del 22/01/72, ed i successivi solleciti n. 1883 del 19/02/72 e n. 3438 del 09/03/72 il Sindaco Giovanni Finazzo scrive al Prof. Virga chiedendo copia dei pareri “pro veritate” espressi per i fratelli Longo, non riuscendo a rinvenirli presso l’Ufficio Tecnico allegati al piano di lottizzazione presentato.
Quindi sino a marzo del 1972 l’atto d’obbligo, con il quale i Longo si obbligano a cedere le strade ed a non cedere a nessuno le aree dove sono state realizzate non si trovava più allegato al piano di lottizzazione… Non abbiamo trovato nessuna nota di risposta del Prof. Virga, né alcuna nota di ricevimento dell’atto.
Vengono costituite la “Marinalonga SpA” e la “Falconara SpA”.
Intanto il 7 dicembre 1972 i fratelli Longo costituiscono la società “Falconara SpA” di cui sono i soci ed alla quale cedono in concessione enfiteutica tutte le aree oggetto delle opere primarie di urbanizzazione, aggirando quanto previsto dall’atto d’obbligo e del nulla osta edilizio, che vietava la cessione della proprietà.
Essendo l’enfiteusi un “affitto per miglioramento fondiario”, non si tratta di vendita. Anche se non si capisce che “miglioramento fondiario” si può fare in strade e marciapiedi teoricamente già realizzati e che sono destinati ad una cessione gratuita al Comune.
Contestualmente, sempre il 7 dicembre 1972, viene costituita la “Marinalonga SpA” che nel maggio 1974 rileva la licenza della lottizzazione dei fratelli Longo. Ambedue gli atti costitutivi delle nuove società in capo ai fratelli Longo vengono redatti lo stesso giorno nello studio del notaio Bianca Barbera di Palermo.
L’operazione fatta è un fine passaggio giuridico, per confondere le carte, il cui fine si comprende meglio leggendo uno degli atti di vendita di uno dei villini.

Il 28 dicembre 1973 il notaio Salvatore Orlando (memorizzate questo nome) redige un atto di compravendita che vede protagonisti i 3 fratelli Longo che sono gli unici soci componenti e proprietari della società di fatto “Torremozza Costruzioni Fratelli Longo” e il sig. Cipolla Pietro nella qualità di amministratore unico della “Falconara SpA”, il quale interviene perché la predetta società è titolare dei diritti reali sulla viabilità della lottizzazione che sta sorgendo a Carini.
Interessante cosa viene riportato nell’atto di vendita del villino, che anticipa cosa accadrà negli anni a venire.
La Falconara SpA costituisce in favore dell’acquirente “servitù attiva di passaggio pedonale e con veicoli sull’area destinata a strade, piazze e sulle eventuali zone di uso comune della zona e fino al confine della Trazzera della Marina che sono di proprietà della SpA “Falconara” in forza della concessione enfiteutica…”.
“La società “Falconara”, inoltre, si riserva la facoltà di trasferire indivisamente ai proprietari delle villette del comprensorio del quale fanno parte il terreno ed il fabbricato col presente venduti e dei restanti comprensori, la proprietà di parte o di tutte le strade e piazze con vincolo, però, della destinazione. Il compratore dichiara di accettare sin da ora tale eventuale vendita.”
L’immobile ha ottenuto il certificato di abitabilità il 12/12/1973, sindaco avv. Giovanni Finazzo.
Che fine ha fatto l’atto d’obbligo e le sue clausole? Nessuno se lo ricorda o lo richiama più e tutti gli obblighi vengono dimenticati.
Intanto la lottizzazione si “blinda” ulteriormente: dalla parte marina vengono collocate recinzioni con filo spinato e grossi massi dal lato del Baglio di Carini, mentre dal lato opposto, verso Torre Muzza, oltre la recinzione con il capanno per il rimessaggio delle barche, accade qualcos’altro che vi racconteremo in seguito.
Con Marinalonga inizia la cementificazione selvaggia della costa carinese
Sugli scogli spuntato scivoli e piazzole in cemento, senza alcuna autorizzazione e nell’indifferenza generale: è iniziata la cementificazione selvaggia della costa carinese, e Marinalonga è stata il primo esperimento che poi sarà copiato e ricopiato.
Dopo le lottizzazioni in assenza di Piano Regolatore e realizzate con semplici licenze rilasciate dai Sindaci avvocati Finazzo e Mannino ai vari Vassallo (che con la sua “San Francesco Piraineto Residenziale SpA” ottiene circa 300 licenze in un giorno), Lima, D’Acquisto, Maggio, Ferruzza, Badalamenti, Geraci; molte delle quali regolarizzate con tanti “pareri pro veritate” sempre dell’illustre collega Prof. Avv. Pietro Virga, tutta la costa di Carini viene invasa da migliaia di ville, villette, casupole, baracche; tutte costruite senza una pianificazione urbanistica, senza servizi fognari, senza acqua pubblica.

L’abuso edilizio diviene la regola, in assenza di regole e controlli, con la protezione della politica, che per prima ha cementificato ovunque e comunque, chiudendo non un occhio, ma tutti e due.
Bisogna arrivare ai primi anni ’80 per cominciare a vedere un barlume di regole e si comincia proprio dalle strade.
Intanto è cambiata la politica, i “vecchi leoni” referenti dei potenti “signori” della Palermo che conta non ci sono più. Una nuova classe politica fatta da trentenni e quarantenni ha preso il suo posto. Molti sono “figli d’arte” ma ragionano in maniera diversa dai loro predecessori.
1981 via Marinalonga è strada di pubblica circolazione aperta a tutti
Nell’ottobre del 1981, con il nuovo e giovane Sindaco rag. Matteo Sciarrino, viene approvata la Delibera di Giunta n. 639 avente per oggetto: “Denominazione aree di pubblica circolazione nel territorio comunale”. Lo spunto viene dato dal Censimento Generale della Popolazione Italiana del 1981.
Nel decennio 1971-1981 a Carini sono state realizzate migliaia di case, sono sorte dal nulla strade, stradine, vicoli. Tutte in ordine sparso e con una toponomastica spesso nata per iniziativa degli stessi realizzatori di immobili e strade. Impossibile procedere con il censimento in questo sistema caotico.
Con la Delibera di Giunta e la conseguente Delibera di Consiglio Comunale n. 300 del 22/12/1981 che la rende esecutiva, vengono individuate tutte le nuove strade del territorio carinese che pure essendo realizzate su aree private sono assoggettate alla pubblica circolazione, quindi aperte al libero transito.
Tra queste, troviamo incluse le vie: Edera, Felce, Tirreno, Acero, Crocos, Marinalonga; ovvero tutta la viabilità delle opere primarie della lottizzazione dei fratelli Longo. Le strade sono di libero accesso, non sono presenti cancelli e chiunque può entrare, ma solo fino all’inizio dell’estate, quando in prossimità della via Piraineto, ex Regia Trazzera della Marina, viene collocata una sbarra con tanto di guardiano, che impedisce l’accesso ai non residenti.
Solo negli anni ’90 comparirà un cancello in metallo che blinda ulteriormente la lottizzazione.
