L’Italia non partecipa al Mondiale da tre edizioni e questo è noto a tutti.
In queste settimane si sta parlando di chi possa essere il successore di Gattuso, dimessosi dopo la disfatta in Bosnia, e dell’allenatore ad interim, Silvio Baldini, che ha ricoperto il ruolo di CT nelle due amichevoli contro Lussemburgo e Grecia.
Ora è arrivato il momento di ripartire e tutti ci chiediamo: ma come? Ripercorrendo sempre gli stessi errori oppure cercando di aggiustare la ruota che si è appena bucata mentre eravamo per strada?
Perché i nomi sono sempre quelli: Mancini, Conte e Pirlo, che per molti non rappresenta la scelta più adatta. Si era addirittura accostato anche il nome di Guardiola come possibile allenatore della Nazionale, ma ha gentilmente declinato per motivi familiari e personali.
A settembre ci sarà la Nations League, una competizione creata per sostituire le amichevoli tradizionali e per coprire quel periodo in cui non sono previste né le qualificazioni agli Europei né quelle ai Mondiali.
E mentre si cerca di mantenere la corsa verso Euro 2032, puntando anche sull’ammodernamento degli stadi, che purtroppo, a nostro giudizio, è rallentato dalla burocrazia, si deve ripartire da un sistema del tutto nuovo per cercare di rimediare ai disastri causati da una gestione ormai troppo anziana.
A Malagò si può chiedere di dare qualcosa di nuovo, ma siamo sempre allo stesso punto: ci vorrebbe un’amministrazione più giovane, capace di svecchiare una volta per tutte questa macchina che procede troppo a rilento.
Altrimenti non riusciremo mai a cambiare le cose, perché siamo una Nazionale che non punta abbastanza sui giovani talenti. Molti si perdono tra i dilettanti, mentre troppe scuole calcio pensano più al business che alla crescita e al divertimento di un aspirante calciatore.
Purtroppo non sta crescendo nulla e basterebbe poco per invertire la rotta, ma non c’è la volontà di cambiare davvero.
Perché, mentre in Spagna De la Fuente ha portato con sé molti dei giovani cresciuti con l’Under 21 fino alla Nazionale maggiore, non provare a seguire lo stesso modello?
Baldini poteva essere il nostro De la Fuente del momento. Invece, come accade troppo spesso, è mancato il coraggio di osare e di ripartire da qualcosa di diverso. E ancora una volta resteremo a guardare, finché qualcuno, ai piani alti, non si convincerà che le cose devono cambiare davvero.
