Non è un libro qualsiasi ma centododici pagine che mettono alla luce quasi trentanni di storia siciliana, dalla morte di Peppino Impastato, al depistaggio delle indagini alla controinchiesta dei compagni di Peppino, aiutati dal grande medico legale Ideale Del Carpio. Dalla resistenza ferma, ostinata ma serena di Felicia, la madre di Peppino, alle vicende processuali concluse con la condanna del boss di Cinisi, Tano Badalamenti.

Oggi l’auditorium “Maria Grazia Alotta” del liceo scientifico “Santi Savarino” di Partinico, in via Peppino Impastato, sarà il luogo dove questi momenti rivivranno nella presentazione del libro di Salvo Vitale, compagno di Peppino Impastato. Ne parleranno Chiara Gibilaro, Dirigente scolastico del liceo partinicese, Caterina Brigati e Silvana Appresti, docenti dell’Istituto, Franca Imbergamo, magistrato della Direzione nazionale antimafia. Coordinerà i lavori Lorenzo Baldo, vicedirettore della testata “Antimafia duemila”. L’incontro è un momento del progetto scolastico “Cittadinanza e Costituzione, incontro con l’autore” coordinato da Dina Provenzano.L’originalità del nuovo libro di Salvo Vitale scaturisce da un momento creativo, nasce infatti come sceneggiatura di un sequel del film “I cento passi” di Marco Tullio Giordana, anch’esso tratto dalla biografia di Impastato scritta da Vitale.L’idea iniziale non ebbe seguito e, su consiglio dello stesso regista, il testo venne rielaborato in forma narrativa, conservando, tuttavia, la freschezza dei dialoghi diretti e della ricostruzione a volte romanzata degli eventi. “Originariamente questa era una sceneggiatura. – scrive Vitale nella introduzione – L’avevo scritta, dietro insistenza di un regista napoletano, Gregorio Mascolo, che era venuto a Cinisi, si era lasciato coinvolgere dalla storia di Peppino e quindi dalla nostra storia. Una volta pronto tutto, avevamo avuto uno scambio di pareri con ripetute proposte da parte sua su modifiche e integrazioni. Siccome alcune cose della nuova stesura non mi piacevano, avevo interrotto il sodalizio, pur lasciando il regista libero di utilizzare il mio testo. Ho inviato – continua l’autore – il lavoro a Marco Tullio Giordana ma, pur apprezzando il tutto, mi ha risposto che non se la sentiva di fare un altro film su Peppino e che avrei potuto rielaborare il mio soggetto in forma narrativa.
A distanza di vari anni, sono ritornato su quel suggerimento, ho ripreso il testo, integrando quanto era presente nella memoria, con brevi passaggi narrativi che, se non sono del tutto conformi alla realtà vissuta, sono abbastanza verosimili”. Un libro da leggere tutto d’un fiato che ci mostra, ancora una volta la poesia del contrasto e delle contraddizioni di una Sicilia bellissima, piena di luce e col senso di morte e d’angoscia dentro, una terra che se nel suo seno nutre epici mostri come la mafia, è capace di far nascere persone come Peppino Impastato e i compagni di lotta e di vita che hanno, nonostante tutto, continuato.
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