La Guerra.

La guerra è un fatto storico sempre stato presente nel corso della vita di quasi ogni uomo. Ogni vita è stata segnata da una battaglia che poteva trattare il reclamo di diritti all’acquisizione di un territorio per fini politici, economici o anche religiosi. Ma cosa porta l’uomo alla guerra?

La guerra può essere oggetto di studio di molte discipline: la storia evidenzia le cause e gli effetti, la sociologia sottolinea come i rapporti sociali abbiano influenzato e come essi sono componenti delle cause della guerra, la poesia ne evidenzia il suo lato più umano analizzando i sentimenti dei combattenti e dei popoli.

Ma da ogni disciplina possiamo attingere testimonianze che ci consentono di affermare del quasi periodo di assenza di pace fra i popoli. Anche gli uomini del paleolitico, che nell’immaginario comune sono ritenuti pacifici in quanto vivevano con poche tecnologie e le loro tribù si basavano sulla collettività e collaborazione, combattevano battaglie. Il cimitero 117, nel Sudan settentrionale, è una delle testimonianze di una guerra preistorica. Questo reperto risale circa al 12.000 a.C, ritrovato successivamente nel 1964 da un gruppo di antropologi, e conteneva nel suo insieme 59 cadaveri deceduti per morte violenta o ferite gravi, come suggeriscono le pietre taglienti e le lance ritrovate nei loro corpi.

Cercando dei periodi di pace del mondo durante l’arco di tutta la storia potremmo individuare la famosa “pax romana” istituita dall’imperatore Augusto dopo la guerra civile romana nel 29 a.C o, se analizziamo un periodo più contemporaneo, i decenni successivi alla Seconda Guerra Mondiale. Ma in entrambi i casi riscontriamo che le guerre erano ancora presenti ma decentrate rispetto all’Europa.

Durante la “pax romana” i territori oltre i confini dell’Impero Romano si continuavano a combattere guerre locali per l’egemonia sui territori o per ragioni culturali e religiose.

Nel dopoguerra, invece, sono state combattute la Guerra in Grecia (1943-1949) da due fazioni una comunista e l’altra anticomunista, la Guerra Civile nell’ex Iugoslavia (1991-1995) combattuta per l’indipendenza e la suddivisione dei territori in base alle differenze culturali, la Guerra Fredda (1947-1991) nata dalla contrapposizione ideologica e politica tra Stati Uniti d’America e Unione Sovietica, la Guerra in Iraq (2003-2011) iniziata con l’invasione dell’Iraq da una coalizione multinazionale guidata dagli Stati Uniti e la Guerra in Ucraina (2014-oggi) scaturita da una possibile entrata del paese nella Nato e dalla volontà di indipendenza di fazioni della popolazione ucraina di alcune regioni del Paese come il Donbass e la Crimea.

Caos-landia

La Guerra combattuta tutt’oggi nel territorio ucraino tra Russia e Ucraina è il risultato di continue tensioni soprattutto ideologiche dei due Paesi.

Dopo l’indipendenza ottenuta nel 1991 dall’Ucraina, la Russia ha sempre ritenuto quest’area geografica sotto la sua sfera di influenza, ignorando l’ideologia di libertà che parte della popolazione ucraina anelava manifestando la volontà di uscire da un periodo buio per la storia ucraina segnata dalla corruzione e dalla mancanza di crescita economica.

Il malcontento generale della popolazione ha comportato una serie di rivolte denominate Euromaidan (dal nome della piazza principale di Kiev denominata “Maidan Nezalezhnosti” nella quale avvenivano le manifestazioni), che riguardavano la possibilità dell’entrata dell’Ucraina nell’Unione Europea.

Le trattative tra Europa-Ucraina, avvenute a seguito della Rivoluzione Arancione del 2004, erano state fermate dall’Ucraina stessa preferendo accordarsi con la Russia per vantaggi economici, come l’abbassamento del costo dei dazi doganali e prestiti. A seguito della scelta del governo ucraino, nel febbraio del 2014, la popolazione manifestò nelle piazze delle maggiori città di Kiev provocando la fuga del presidente Victor Yanukovich. Dopo tre mesi, è stato eletto un nuovo governo con delle elezioni anticipate.

Successivamente alla caduta del governo, la Russia ha occupato con le sue truppe la Crimea e il Donbass, regioni caratterizzate da movimenti filorussi e antigovernativi. Nonostante gli incontri diplomatici e gli accordi internazionali, nel 2021 si sono localizzate, tramite foto satellitari, truppe russe posizione al confine tra Russia e Ucraina che avrebbero invaso quest’ultimo paese nel febbraio del 2022 a seguito della volontà dell’Ucraina di appartenere alla Nato e di stabilire un governo filooccidentale.

La guerra Russia-Ucraina ha comportato molte conseguenze, tra le quali la crisi economica e umanitaria.

Manifestazioni in Ucraina

La crisi economica ha interessato non solo l’Ucraina ma l’intero mondo, dato che i paesi protagonisti della guerra partecipavano nel mercato degli alimenti (soprattutto con le forniture di grano e olio di semi) e dei carburanti come il gasolio e la benzina. Infatti, si è registrato un rincaro in tutta Italia dei prezzi dei prodotti.

La crisi economica ha colpito anche la Russia date le sanzioni stabilite dall’Unione Europea che mirano ad accrescere l’inflazione e mettere in difficoltà il sistema finanziario russo. Anche la crisi umanitaria ha coinvolto ogni area del mondo, soprattutto i paesi a confine con l’Ucraina, tra i quali la Polonia, che continua ad accogliere ogni giorno i profughi della guerra, molte donne e bambini, che cercano una salvezza dai continui bombardamenti e dalla morte.

L’Italia partecipa attivamente all’accoglienza dei profughi tramite progetti e associazioni. Un esempio è la Caritas ambrosiana, associazione con sede a Milano, che raccoglie la disponibilità delle famiglie a ospitare i fuggiti dalla guerra ucraina per fornire alloggio e un sostenimento economico.

Altro esempio di città italiana mobilitata all’accoglienza è Palermo con organizzazioni per l’integrazione dei rifugiati e la raccolta di generi alimentari, farmaci e vestiario. I frati francescani del convento della Gancia ospitano una famiglia ucraina con una bambina di soli quindici mesi scappati dalla guerra.

Appena arrivati nei vari Paesi gli Ucraini raccontato le loro storie, diverse ma tutte accomunate dallo stesso dolore. Una studentessa ucraina Tatiana si racconta in una intervista del giornale “La Repubblica” esprimendo il suo dolore ad avere lasciato i suoi amici, i suoi familiari e la sua quotidianità. La sua casa è stata quasi colpita e distrutta dai bombardamenti, i suoi genitori hanno chiuso le loro attività e non praticano più le loro professioni, non è riuscita a contattare i suoi amici e colleghi. È stata costretta a scappare in Polonia, rinunciando a tutto e a tutti.

La storia di Irina Lopuga è stata riportata sul sito della National Geographic, nella quale si percepisce il dolore dalla separazione dal marito, mandato alla frontiera per assistere alla resistenza, come tutti gli uomini della fascia di età tra 18 e 60 anni che tentano l’attraversamento del confine ucraino. La donna è scappata dall’Ucraina con il figlio e il cane, oltre a portarsi con sé il ricordo del saluto del marito in lacrime al confine.

Manifestazioni popolari per la PACE

Le storie dei profughi ucraini sono infinite e dolorose: raccontano di separazioni tra madri e figli, mariti e mogli, sorelle e fratelli, amici e della fuga alla ricerca di una normalità aspettando l’auspicata pace.

La pace è diventato uno degli obiettivi più perseguiti ma è ancora una delle tematiche più controverse in quanto lo stato di quiete deve essere basato sul riconoscimento etico e morale dei principi e dei diritti dell’uomo che spesso, nonostante il riconoscimento di istituzioni internazionali che tutelano tali diritti naturali, essi sono subordinati a motivazioni secondarie, come ragioni economiche.

La pace dovrebbe essere un obiettivo a cui tutti dovremmo aspirare e partecipare attivamente per la realizzazione di essa per un futuro migliore per tutte le popolazioni e per raggiungere la libertà, l’uguaglianza e il benessere che deve rappresentare un diritto per tutti, sempre.